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"Tempi Moderni": Magazine - "Real Life" (Virgin, 1978)

A cura di Carlo Maramotti.

I Magazine non erano un gruppo facile. Facile per l’audience del periodo, che nel 1978 era in piena euforia tra punk e nascente new wave. Questo loro disco di esordio aveva e ha numerosi livelli di lettura da utilizzare per comprenderlo appieno, e di certo questa complicazione non deve avere giovato alla loro popolarità. In primo luogo la musica, uno strano mix di Wire e Ultravox! con stravaganti ascendenze glam riconducibili all’asse Roxy Music-David Bowie. I testi in bilico tra sarcasmo e lirismo. A questo va aggiunto l'atteggiamento volutamente "snob"di Howard Devoto, in possesso però di un cantato particolare, teatrale, quasi sofferto, che non ispirava certo simpatia. Se si considera che aveva fondato i Buzzcocks, emblemi del primo punk inglese, la miscela musicale di questi Magazine deve essere sembrata eretica a qualsiasi seguace del movimento. E così fu infatti.
La realtà del suono, ci parla però di un disco raffinato ma non privo di spunti aggressivi e schegge punk come il primo singolo Shot by Both Sides, pezzo polemico nel testo, figlio dell'esperienza precedente (è cofirmato infatti insieme a Pete Shelley), che rappresenta però un'eccezione insieme a Recoil. Il resto del disco presenta anche pezzi decisamente influenzati da Bowie e Roxy Music (Burst, Definitive Gaze, My Tulpa), ma si riscatta con delle gemme come Motorcade, The Light Pours Out Of Me e Parade. Le prime due hanno una costruzione simile: un’alternanza di accelerazioni e ralenti in cui gli strumenti riescono a creare tensione sonora, mentre la chiusura del disco è l'apice dell'art-rock dei Magazine forte di ariose melodie pianistiche che sfiorano il prog, screziate da un nervoso suono di chitarra, il tutto ad accompagnare un malinconico testo di amori finiti. Il mood del disco è in fondo questo, ed effettivamente se non ci fosse la chitarra di John McGeogh e il basso di Barry Adamson, entrambi preconizzatori dello stile wave, a contrastare le tastiere di Dave Formula, potrebbe sembrare un disco pre-punk. È questo equilibrio tra un polo e l'altro a rendere questo esordio significativo, ma d’altro canto è anche un limite perchè lo stile sembra indeciso tra un estremo e l’altro. Il pubblico non premiò infatti i Magazine, al contrario della critica e degli altri musicisti che ne riconoscevano il valore intrinseco.

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