Intervista

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Pieralberto Valli: "In Atlas ho lavorato molto sui testi, sia a livello di contenuti che di musicalità e ritmo. E Ferretti in questo è il maestro"

Pieralberto Valli, lasciate le sonorità rock dei Santo Barbaro, sta per dare alle stampe un disco raro nel panorama italiano, e per questo motivo altrettanto prezioso. Lo abbiamo intervistato e questo è ciò che ne è scaturito.


Pieralberto ciao. Grazie mille innanzitutto della disponibilità. Se per te è ok partirei subito cercando di circoscrivere un pò l'area su cui muoverci e ti vorrei pertanto chiedere se ci racconti un pò quale è stata la genesi di "Atlas".


In realtà ci ragionavo su da un pò. Prima suonavo con un gruppo, i Santo Barbaro, con cui ho fatto 4 dischi e sta cosa di fare il disco solo ce l'avevo da un pò in testa, però farla parallelamente al gruppo era un casino, non erano due cose così distanti per cui potevo dire "scrivo questa per il progetto solo e questa per il gruppo" quindi poi con l'ultimo disco che abbiamo fatto ormai tre anni fa e col quale abbiamo chiuso, musicalmente, quel capitolo, mi sono messo a lavorare su questo nuovo lavoro. Musicalmente ce l'avevo già in testa, o meglio, avevo chiaro come volevo farlo, suoni, atmosfere, riferimenti, però m'è costato due anni e passa di lavoro.

In effetti facendolo da solo hai dei vantaggi di sicuro, perché non devi far le prove, confrontarti con gli altri, insomma te lo fai come e quando ti pare, con tutto il tempo che vuoi.

E' un disco che è nato piano e voce, e quando queste due componenti sono state abbastanza centrate ho aggiunto tutta la parte elettronica e ritmica. Però c'ho messo molto tempo a farlo diventare come lo volevo io, come ce l'avevo in testa. Penso che nel computer adesso abbia materiale per almeno altri tre dischi, ma era tutto materiale che non mi convinceva. Arrivavo a 10 pezzi e mi dicevo che non andava ancora, quindi ricominciavo da capo. L'avrò rifatto di sicuro tre volte, forse anche quattro.


Collegandomi a quanto hai detto prima, una volta in studio sei entrato già con testi, sample, campioni, tutto già pronto?


Considerando che fondamentalmente c'ho lavorato per quasi due anni e mezzo, praticamente sono entrato in studio con già tutto pronto e molto chiaro nella mia mente. Con la differenza che a casa suono con un piano digitale, e quando entri in studio e ci piazzi un pianoforte "vero" già tutti gli equilibri si sfasano completamente. Le parti di elettronica le avevo già pronte in casa ma poi una volta in studio Franco, che è un grande appassionato del mondo vintage, nastri, per cui tutti queste sezioni le abbiamo passate sotto mille effetti, analogici, eccetera, per cui hanno preso un sapore totalmente diverso. Poi la parte di synth, beh quello è il paradiso dei synth, per cui le abbiamo suonato tutte quante assieme. Ecco, forse al disco mancava di stratificazione, e questa fase ha sopperito in questo senso. Beh come avrai sentito è un disco molto semplice, piano, voce, qualche parte di batteria elettronica, qualche synth, non c'è molto altro.Per questo per la stratificazione del suono avevo bisogno di una persona che la conoscesse e di cui mi fidassi. In conclusione direi che per metà il disco è rimasto com'era nei provini e come mi aspettavo uscisse e un'altra metà si è spostata parecchio. Poi in più c'è stato anche l'intervento di Valeria Sturba, che ha suonato i violini e theremin, e anche quello ha spostato parecchio, per cui quando lei è arrivata a fare le sovraincisioni sui pezzi già scritti, però poi abbiamo trovato delle cose che ci piacevano molto e abbiamo quindi ristrutturato il pezzo attorno a un tema che le aveva fatto lì per lì, per cui abbiamo aperto la stesura per inserire un momento in cui emergesse la sua parte. Ad esempio "Frontiera", il singolo da poco uscito, contiene quel crescendo di violini mononota che in origine non c'era, le è "uscito" e noi abbiamo proprio creato uno spazio per lei. L'elettronica è sempre un pò rischiosa, in quanto fondamentalmente lavori sempre un pò a blocchi, a strutture, mattoncino per mattoncino, e temevo potesse uscire qualcosa di un pò troppo ripetitivo, quindi la mia idea era quella di darle un pò di vita.


Rispetto ai Santo Barbaro, questa tua virata verso l'elettronica è stata piuttosto brusca. Si tratta di un territorio che già conoscevi o ti sei mosso un pò a tentoni?


E' un linguaggio che va e viene. Quando ho iniziato a suonare, nel '96, mi ero trasferito in Inghilterra perchè amavo alla follia tutto il giro trip-hop, Portishead, Massive Attack, solo che appunto non avevo queste grandi competenze di elettronica per cui la facevo tutta in analogico, per cui mi campionavo i pianoforti, mi campionavo il rumore dell'accendino, la batteria eccetera. Facevo tutto col microfono per creare delle strutture ritmiche e armoniche. Coi Santo Barbaro c'è stato poi un disco che è "Navi", il penultimo, che ha molti synth, un'elettronica con derivazioni più new wave, industrial, Neubauten, per intenderci, il disco era per "synth e lamiere e voce". Però elettronica pura, cioè solo elettronica, voce e piano, è una vera novità per me. Ma era quello che volevo, altrimenti si sarebbe chiamato nuovamente Santo Barbaro.


Musicalmente infatti il disco ha questa linea molto evidente, questo trait d'union rappresentato dal piano. L'ho trovato inoltre estremamente narrativo, anche il tuo modo di cantare, queste pause che ti permettono di metabolizzare quanto dici di volta in volta. Il lessico, il registro, tutto sembra essere molto misurato, ponderato, seppur non aulico o difficile. Ti ringrazio a tal proposito perchè usi un termine che non ricordo di aver mai sentito in una canzone, "ho messo per te un ciocco nel fuoco"... Non è un aspetto banale. Affatto. Voglio dire che con questo nuovo cantautorato 2.0 o come lo chiamano, si è persa un pò la dimensione linguistica, la cura della Parola, peculiarità del cantautore, specialmente noi in Italia dove c'è una grande tradizione in tal senso, De Andrè, Gaber, De Gregori, Battiato...


Senza dubbio è vero. Personalmente lavoro su due livelli, se parliamo dei testi: uno relativo ai concetti, un altro relativo alla musicalità e al ritmo. Cerco sempre di non usare paroloni, però cerco di centrarla bene in base a quello che voglio dire... Tu puoi dire albero come dire faggio, vanno bene entrambi, ma un albero è vago, il faggio, la quercia, sono quelli, restringi il campo lessicale e quindi anche visivo di chi ascolta. De Andrè specialmente, ma anche de Gregori, usano un linguaggio molto alto, molti riferimenti. Tutto questo credo sia scomparso direi da Vasco Brondi in avanti, il primo a far tornare il cantautorato "di moda" per tante persone. Loro parlano molto del quotidiano, sono molto biografici nelle piccole cose. A me personalmente non affascina, ma lo dico col massimo rispetto. Per me il maestro dell'uso dell'italiano rimane Ferretti (Giovanni Lindo, nda). L'italiano è bastardo con le metriche, a differenza dell'inglese che ti permette molto di piu. Il lavoro più lungo infatti è stato proprio quello sui testi perchè l'italiano non ti perdona niente.


Mi ero appuntato a tal proposito due passaggi. Il primo su "La nona onda", un brano che ho trovato piuttosto oscuro. Ci parleresti del suo significato e della frase "morto al mondo vivo in te / morto il mondo vivo in te"?


Beh il brano è legato al numero nove e alla sua ciclicità. In numerologia il 9 è il numero che tutto contiene e segna la fine di un ciclo e l'inizio di un altro. Tradizionalmente, specialmente al nord, superare la nona onda significa superare il limite, andare oltre, accedere ad una realtà superiore. Per alcuni voleva dire l'aldilà, per altri la vita ad un livello superiore di consapevolezza. Gioco un pò sul vivere e sul morire. Posso morire al mondo ma continuare a vivere in te, dove quel te è molto vago, lascio voluttamente la libertà a ciascuno di interpretare.


Un'altra frase che mi ha colpito è contenuta in "Esodo", "Mi aggrappo alla vita, fino a sfondarne i rami". La vita quindi è principalmente un resistere?


L'idea di base è senza dubbio quella di aggrapparsi alla vita, di resistere a qualcosa che ti porta alla non-vita. Mi piaceva l'idea di aggrapparsi ai rami di un albero, dove comunque non tutti reggono il tuo peso e magari tendono a spezzarsi. La parola esodo poi rimanda ad un movimento forzato, dalla Bibbia fino ad oggi.


Volevo passare un attimo ai due video che accompagnano i primi due singoli, "Frontiera", uscito qualche giorno fa, e "Atlantide". Sono video estremamente particolari e affascinanti. Hai seguito anche quelli in fase di creazione o ti sei principalmente affidato ai registi? Quale tipo di rapporto hai col cinema? E' una forma di espressione che frequenti e ricerchi?


Personalmente mi piace tantissimo mettere in video le canzoni, farei un video per ogni pezzo se non ci fosse poi un problema... economico... dato che li pago io, perchè puoi ancora di più dare suggestioni e riferimenti. Per "Frontiera" abbiamo praticamente scritto il soggetto assieme al regista e poi lui si è arrangiato a girarlo. Tra l'altro dovevano farlo a Tangeri, per farlo nel deserto, poi arrivato a Tangeri gli hanno sequestrato tutto per cui abbiamo "ripiegato" sulle montagne attorno ad Oropa. Invece per il video di "Atlantide" ho seguito la lavorazione passo passo assieme alla regista. Le riprese sono state fatte almeno cinque volte, aggiustando di volta in volta il tiro. Come lavorazione è stata una fatica enorme, tieni presente che le riprese subacquee sono state fatte in piscina, di notte, e significava avere i tecnici sub, i tecnici luce, operatori, truccatori, però è un lavoro di cui sono felicissimo. Per gusto personale mi piace seguire questi lavori, mi diverto proprio vedere come progredisce e mi piacerebbe molto continuare ad approfondire la conoscenza di quel tipo di arte.


Domanda a bruciapelo. Sei insegnante di inglese. Mai pensato di cantare in inglese?


Allora a 18 anni mi sono trasferito in Inghilterra, poi sono stato in Spagna, insomma ho girato un pò, con l'idea di fare musica e cantare in inglese, per arrivare ad un maggior numero di persone. Personalmente però vivo male l'idea di cantare in Italia in inglese, cioè mi sembrava quando poi vai a fare i live di non parlare a nessuno, mi frustrava molto l'idea. I Santo Barbaro sono stati il primo progetto nel cui ho cantato in italiano, e mi ha datto molto di più a livello di rapporto nei confronti delle persone che ci venivano ad ascoltare. Ovvio che fare questo genere in Italia...


In effetti non c'entri molto... mentre ascoltavo il disco pensavo "lo cantasse in inglese avrebbe un disastro in più di pubblico e successo"


Eh, lo so, me ne rendo conto, in Italia va tutt'altro. E ci ho pensato tanto, anche perchè vedi il genere è di origine anglosassone, non è tradizione italiana. Se lo fai in inglese sei derivativo, hanno iniziato vent'anni fa, cosa vuoi aggiungere di più. Ecco, l'uso della lingua italiana in un qualche modo ti spiazza, è straniante, ma forse è quello che lo rende diverso. Poi lo vedi anche dalle visualizazione dei video, "Atlantide" ne avrà 2.500, prendi un qualsiasi gruppo indie italiano ne avrà 50.000, sono il primo a saperlo... Una cosa ha proposito è che avevamo pensato di far cantare il terzo disco dei Santo Barbaro, quello più particolare, ad Hugo Race che è spesso in Italia, e poi avevamo contattato anche Blixa Bargeld, prima che facesse i lavori con Teho Teardo. Però anche li, qual era la novità, cosa stai comunicando? Come se chiamassi Thom Yorke a fare un featuring, che senso ha, mi ascolto i Radiohead.


Nel disco un brano si chiama "Esodo", un paio di volte nomini dei monaci. Quale rapporto hai con la religione?


Si, il riferimento c'è e c'è molta religione nel disco. In particolare mi riferivo ai monaci buddhisti, tibetani, alla religione orientale. Leggo molto esoterismo e temi affini, dove c'è una grande attenzione alla parola come simbolo, tutto quello che è dietro alla parola. Tutti quelli sono libri che hanno vari livelli di comprensione e di lettura, io nemmeno riesco ad accedere a tutti, li studio per capire. Quello che mi insegnano è che dietro ad ogni concetto nei puoi costruire tanti altri e l'uso della parola è potenzialmente mistico. Mi ricordo di uno studio di al-Kindi che faceva uno studio sulla parola e sul suo suono, e teorizzava che al di là di ciò che viene detto, al di là del concetto, il suono della parola, specie quella cantata, aveva la capacità di coinvolgere e trasformare gli altri. Lui addirittura vedeva nel passaggio della messa dal latino al volgare un allontanamento dalla religione. Ecco questi argomenti, queste filosofie mi appassionano molto e nel disco ce n'è molta di questa materia.


Ultima cosa. A breve inizierai il tour. Lo farai da solo o avrai compagnia sul palco?


Sul palco siamo in due. Dal vivo sarebbe davvero complicato fare tutto da solo, quindi io farò piano e voce ed effetti vari ed assieme a me c'è un ragazzo che si chiama Davide Fabbri che invece si occupa di tutta la parte elettronica. Ovviamente le stesure cambiano un pò dal vivo, ci abbiamo lavorato per renderle più adatte, più vive, più fruibili, anche un pò più spinte rispetto al disco.


Non vedo l'ora di sentirti in giro. Intanto grazie mille della disponibilità. E complimenti davvero per "Atlas".


Grazie a te, a presto, speriamo!

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