Recensione - The Menzingers - After the Party

  • Tracklist :
    01 - 20's (tellin' lies)
    02 - Thick As Thieves
    03 - Lookers
    04 - Midwestern States
    05 - Charlie's Army
    06 - House on Fire
    07 - Black Mass
    08 - Cobra (Blue Boy)
    09 - Bad Catholics
    10 - Wings (Your Wild Years)
    11 - Bars
    12 - After the Party
    13 - Livin' Ain't Easy
  • Punteggio :
  • Artista :
    The Menzingers
  • Stato/Regione :
    Italia
  • Data di pubblicazione :
    29 Gennaio 2017
  • Prodotto da :
    Epitaph Records
  • Social dell'artista :
  • Social dell'etichetta :

“What are we gonna do now that our 20’s are over?”
Comincia così "After the Party", quinto lavoro in studio dei Menzingers, anticipato dai singoli “Lookers”, “Bad Catholics” e dalla title track.

Sotto alcuni aspetti si può considerare questo primo ritornello, ripetuto decine di volte energicamente e con una certa dose di disperazione, come uno dei temi centrali dell’album: i quattro di Scranton non sono più ventenni e sono entrati in un periodo della loro vita in cui molte persone intorno a loro vanno avanti con le loro vite, evolvendosi in qualche modo, a differenza loro.
L’intero disco si sviluppa intorno a questa tensione, da una parte le responsabilità della vita con il rischio di diventare “vecchi e noiosi”, dall’altro quello che loro fanno: suonare, divertirsi, andare in tour.
La tensione sembra risolversi in “Midwestern States” quando, parlando di rimpianti realizzano che in fin dei conti “we’re still breathing and the party ain’t over”.

La tendenza alla nostalgia, uno dei sentimenti predominanti anche nei loro lavori precedenti, si intensifica fino a diventare un altro tema fondamentale del disco e diventa lo spunto per molti anthem di “After the Party” come per esempio in “Lookers” dove, da una vecchia foto Gregor Barnett e soci ci trascinano in un vivido viaggio nei loro vent’anni in cui non si riconoscono quasi più, tra cotte imbarazzanti e diner pieni di fumo di sigarette.

Lo stesso spunto ispira l’altro singolo “Bad Catholics”: ad una festa della chiesa locale incontra una vecchia fiamma, anche lei “sistemata” con marito e figlio in arrivo, e nel cantante si risvegliano sentimenti (o spettri di essi) ormai dimenticati e che non appartengono più alle persone che entrambi sono diventati con il tempo.

Nei testi, più intimi e profondi, si nota una maturazione della band, tanto che ad ogni ascolto si nota qualche sfumatura in più, qualche particolare da pelle d’oca, grazie alla sensibilità del duo Barnett-May. Ogni loro insicurezza, ogni loro dubbio, ogni loro speranza, è racchiusa in queste 14 tracce.

La stessa maturazione è rintracciabile anche nelle melodie, tanto che forse questo risulta l’album più melodico della band al giorno d’oggi.
Sembra che ogni canzone sia stata scritta per essere cantata con gli amici in un sing along alcolico da fine serata, quando si è tutti più contenti.

Non riesco a trovare nessun pezzo da skippare, anche al centesimo ascolto tutto suona fresco e genuino, anzi, spesso mi sono trovato a tornare indietro per risentire per l’ennesima volta pezzi come “Midwestern States” o “Wings (your wild years)” (splendida e dolcissima canzone dedicata alla ragazza) provando ogni volta lo stesso brivido: potenzialmente ogni pezzo del disco avrebbe potuto essere un singolo di lancio.

Cinque stelle su cinque per questo capolavoro, che sicuramente continuerò ad ascoltare per mesi. So che siamo solo a gennaio, ma sicuramente “After the Party” sarà nella mia classifica di fine anno.

"i toss and turn at 4 in the morning
petrified the way our future is going
‘cause you’re the kind of girl that deserves the world
i’m just the kind of guy that promises the world
so i fix a drink not too strong in the kitchen
something quick that will cure my conscience
creep at your beed and i kiss your forehead
maybe everything is fine and it’s all in my head"



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