Insight

Immagine dell'insight.
Troublezine Chemically Altered Ep. 2 Skottie - The Creeps

Grazie a Paola per l'aiuto. Foto di Martin Blondeau e Nick Von Shaw

I Creeps sono una band pop punk di Ottawa, Canada.
Hanno cominciato suonando un punk rock classico, ma comunque degno di nota, con tematiche slasher, 16 anni fa.
Con il tempo i loro dischi sono diventati sempre più cupi, fino all’uscita del loro disco nel 2014: Eulogies. Questo disco vede la band mettere da parte evocativi racconti di serial killer e stalker e introduce liriche più complesse e intime.
Recentemente la band ha passato un weekend in uno studio immerso nei boschi intorno a Ottawa e hanno registrato il loro sesto LP.


Ciao Skottie! Come va?

Hey Stefano. Tutto bene, grazie.


Per curiosità, devo cominciare chiedendoti del vostro nuovo disco. So che ci sono un sacco di cose da fare prima che questo sia disponibile ma, per ora, siete soddisfatti dai risultati?

Hai ragione, ci sono un bel po’ di cose da fare prima di avere un prodotto finito. Abbiamo registrato la batteria, il basso e la maggior parte delle chitarre ai fantastici Wolf Lake Studios, che è un posto gestito da alcuni nostri amici, nel profondo dei boschi, a circa un’ora da dove viviamo. Registrare musica lì è un’esperienza fantastica e siamo entusiasti da come sia andata quella sessione. Abbiamo ancora del lavoro da fare (voci, mix, mastering etc) ma sta venendo bene.

Non vedo l’ora di sentire nuovi pezzi della tua band, cosa possiamo aspettarci da questa uscita futura? Seguirà il sentiero già tracciato da Eulogies o sarà qualcosa di totalmente diverso?

E’ divertente, Steve Adamyk una volta mi ha fatto una battuta su come ogni volta che gli parliamo di un nuovo disco dei Creeps su cui stiamo lavorando, gli diciamo sempre che avrà un suono molto differente dalle nostre produzioni precedenti ma lui pensa che suonino tutti come dischi dei Creeps, quindi ho un po’ rinunciato a vendere l’idea che con il successivo ci sarà un drammatico distacco dalle cose che abbiamo registrato in passato. Comunque, abbiamo decisamente provato a rendere le canzoni e l’intero disco un po’ più dinamici rispetto al passato, e spero che questo si noti alla fine. Credo che la maggior parte delle persone che hanno apprezzato “Eulogies” ameranno il nuovo disco.

Suppongo sia troppo presto per chiedere quanto uscirà, ma c’è una possibilità che facciate qualche concerto in Europa per presentarlo?
Mai dire mai.


Esclusi i Creeps, sei molto attivo nella scena musicale di Ottawa. Suoni e canti in almeno altre tre band che conosco: i Crusades (che hanno disco fighissimo appena uscito e che stanno per venire in Europa), una band black metal chiamata Black Tower (di cui mi sto innamorando) e un’altra band pop punk che fece uscire un disco molto apprezzato un paio d’anni fa: i Visitors. Quante di queste band sono ancora attive?
Si, io e Jordy suoniamo anche nei Crusades e stiamo appunto per fare un tour europeo per presentare il nuovo disco, tra aprile e maggio. Suono anche nei Black Tower con mia moglie, Erin, e Dave dei Crusades. In questo momento stiamo scrivendo il seguito del nostro disco d’esordio. I Visitors, che erano una band con Erin, me e il nostro amico Kevin, sono defunti, perché sono stati praticamente rimpiazzati dai Black Tower (riesco a suonare solo in un certo numero di band, ahimè). Occasionalmente faccio anche show come solista sotto lo pseudonimo di “Old Crimes”, ma sono parecchi anni che non lo faccio, sembra sempre essere in fondo alla lista delle mie priorità musicali.


Ora, torniamo un attimo a Eulogies. Ho passato gli ultimi giorni a riascoltare l’intera discografia dei Creeps, e mi sembra di aver trovato le sue radici nel 7” della serie Art of theUnderground, sia in termini di musica che testi.
O almeno è il disco che mi ricorda di più Eulogies.
Cos’è successo che ti ha fatto cambiare il modo di scrivere testi?

Si, è un’astuta osservazione. Penso di aver realizzato, dopo aver finito “Follow You Home”, di aver esaurito il mio interesse nello scrivere testi puramente di fantasia, basati in larga scala sulla stessa storia che stavo usando da “Back to the ‘Bin”. Le canzoni sul 7” dell’Art of the Underground (specialmente Car Crash) credo fossero la mia prima incursione nello scrivere canzoni da una prospettiva più personale.

Sei molto aperto quando si parla di sofferenza in quel disco. Descrivi precisamente lo stato mentale in cui alcuni di noi si ritrovano quando l’ansia o la depressione sfuggono al controllo.
Scrivere quelle canzoni ti ha aiutato ad affrontare i tuoi problemi? E’ un modo per esorcizzare i tuoi demoni o è “solamente” un modo per esprimere quello che provi?

Credo che debba essere chiaro che non tutte le canzoni su “Eulogies” siano strettamente autobiografiche. Ci ho certamente iniettato più di me stesso nei testi rispetto al passato, ma c’è ancora un forte elemento di narrazione. In ogni caso, sono onorato e immagino anche un po’ orgoglioso che queste canzoni siano riuscite a comunicare qualcosa a persone che soffrono dei tipi di problemi a cui ti riferisci, e anche a persone che stavano attraversando periodi di merda nelle loro vite. Questo è un byproduct molto figo per un insieme di cupe canzoni pop-punk.

Per quanto riguarda me, non so se scrivere mi aiuti veramente ad affrontare i miei problemi. Suppongo possa essere catartico in qualche modo cantare live alcune canzoni, ma la realtà è che scrivo canzoni in ogni caso, e questi sono i tipi di temi che ho deciso di esplorare liricamente per il momento.

In quale stato mentale ti trovi quando scrivi nuove canzoni?
Scrivo Principalmente canzoni intorno all’idea di una melodia vocale, che può colpirmi in ogni momento, quindi sono abbastanza schiavo di qualsiasi forza cosmica mi mandi quelle melodie. In generale, però, devo essere in uno stato abbastanza buono per prendere su una chitarra e scrivere, cosa che trovo quasi ironica.

Nella canzone “Off My Guard” dici di soffrire di disturbi mentali da molto tempo, come influisce questo sulla tua vita quotidiana?

Non sono mai stato diagnosticato clinicamente con un particolare disordine mentale, e non voglio banalizzare o minimizzare l’esperienza di quelli che invece lo sono stati, specialmente visto che molte di queste persone nella mia vita sembrano fare molta più fatica quotidianamente a fare cose rispetto a me. Detto ciò, come molta gente che conosco, ho a che fare con periodi che generalmente descriverei di depressione e, specialmente, di ansia. Per me è più una cosa periodica/episodica che una realtà quotidiana.

Come affronti questi periodi in cui tutto va male?

Come prima, e più importante cosa, mi affido alla forza e alla pazienza di quella che è mia moglie, mia partner e mia migliore amica, che fortunatamente mi accetta per i miei punti forti e le mie debolezze, inclusa la follia occasionale.
Ho anche alcuni cari amici che genuinamente sono preoccupati per il mio benessere e con cui posso parlare apertamente di come mi sento. Altrimenti, il mio metodo principale di fare i conti con la cosa è abbastanza semplice, ma ho imparato a riconoscerne l’importanza: mi concedo molto tempo per me stesso per fare ciò che mi piace, come ascoltare podcast, cucinare, guardare sport etc. Finché riesco a tenere le mie pile cariche, posso andare avanti per lunghi periodi sentendomi abbastanza bene. Ho inoltre scoperto che praticare yoga e meditare possono essere molto d’aiuto.

Uno dei temi ricorrenti in “Eulogies” è la morte, non descritta come fine tragica, ma più come una confortevole via d’uscita. Trovi rassicurante pensarci? Perché per me è così a volte e non ho mai trovato nessuno con cui parlarne.
Penso che a volte traggo conforto dall’idea dell’inevitabilità della morte, il che può sembrare strano. Ma per me, riconoscere quella certezza a volte può dare forza. Cioè, di fronte a quella assurda futilità che è l’esistenza, perché impazzire dietro a qualcosa di irrilevante? Immagino che nella sua forma più illuminata, questa linea di pensiero possa portarti ad essere totalmente a tuo agio, e forse anche confortato, dalla morte stessa. Suppongo che sia questo che molte religioni tentino di raggiungere, in qualche modo. Sfortunatamente, non posso dire di esserci riuscito, in questo ambito. Per ora, non impazzire è più che abbastanza per me!

Grazie per il tempo che ci hai concesso, e per essere stato aperto con noi, nonostante i delicati argomenti di cui si occupa questa rubrica. Ci vediamo in Svizzera tra un paio di mesi!
Il piacere è stato mio. Non vedo l’ora di suonare in Europa di nuovo. Non dimenticarti di passare a salutare! Ciao.

Embed



  • Contenuti multimediali

Nessun contenuto multimediale disponibile.


  • Galleria