Intervista

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Hoops: "Di solito cerchiamo di fare una buona canzone pop"

Gli Hoops sono iniziati come progetto solista di Drew Auscherman nella sua camera, quando era un teenager. In seguito sono stati aggiunti altri componenti per formare una band vera e propria e, dopo alcune cassette, realizzate indipendentemente su Bandcamp, è arrivato il contratto con la Fat Possum, con cui la scorsa estate hanno pubblicato il primo omonimo EP. Oggi finalmente esce il loro debutto sulla lunga distanza, “Routines”, e noi di Troublezine.it abbiamo intercettato la band indie-pop di Bloomington, Indiana via e-mail per farci raccontare qualche particolare in più sul primo LP, ma abbiamo parlato anche di Jarvis Taveniere dei Woods (che ha lavorato con loro), delle loro influenze e della cassette. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao, come state? Ho letto che gli Hoops sono iniziati come progetto solista di Drew e in seguito sono diventati una band vera e propria. Dove, come e quando vi siete incontrati?

Kevin Krauter (voce, basso): Stiamo alla grande, grazie mille. Gli Hoops sono iniziati come progetto solista di Drew quando era alla high school. Keagan e io (Kevin) siamo entrati solo più avanti, quando ha incominciato a scrivere del materiale per una band. Conosco Keagan dai tempi del 6th grade e ho incontrato Drew il primo anno della high school. Abbiamo suonato tutti insieme in alcune band da quando ci conosciamo, così ci è sembrata una cosa naturale continuare a suonare insieme.

Cosa ci potete dire del vostro nome? Da dove proviene? Ha un significato particolare per voi?

K.K.: Il nome viene da un tipo di vivaio chiamato poly-tunnel. Drew lavorarava in un vivaio, quando era alla high school e ha iniziato questo progetto; il soprannome che il vivaio dava ai poly-tunnel è “hoops”, quindi è stato preso da lì.

Avete realizzato tre cassette su Bandcamp, prima che il vostro primo EP fosse realizzato lo scorso agosto: ci potete parlare del vostro cammino musicale e della vostra crescita come musicisti durante questo periodo?

K.K.: Al tempo in cui abbiamo realizzato le nostre cassette, tutto era davvero molto rilassato. In quel periodo Keagan e io eravamo ancora alla high school in una città a due ore a nord di Bloomington, così ogni weekend scendevamo per suonare a qualche house show e per lavorare sulla musica a casa di Drew. Dopo aver caricato le nostre cassette su Youtube, abbiamo iniziato a ottenere molta più popolarità. Nello stesso periodo il nostro amico Ben Wittkugel ha iniziato ad aiutarci molto, mandando la nostra musica a persone che conosceva e, non molto dopo, ha iniziato a essere il nostro manager full-time. Lui è la ragione per cui siamo legati alla Fat Possum e, dopo aver firmato con loro, ci è sembrato che tutto avesse iniziato ad andare a un miglio al minuto. Abbiamo fatto il nostro primo tour, la prima volta nessuno di noi era stato veramente on the road per suonare. Credo che la cosa più significativa dell’andare in tour per tutto questo tempo come è capitato a noi nell’ultimo anno sia aver incontrato, grazie a ciò, persone cool e genuine. Alcuni di loro ora li potrei definire come i miei migliori amici. Possiamo diventare tutti abbastanza stanchi di questa musica indie che ci gira intorno, ma ogni tanto trovi gente con cui sei veramente legato e credo che sia questo ciò che ci porta avanti.

Il vostro primo LP, “Routines”, uscirà tra pochissimi giorni, il 5 maggio: potete dare qualche preview ai nostri lettori, che potrebbero non averlo ancora ascoltato? Quali sono stati i principali cambiamenti rispetto al vostro primo materiale? Come definireste il vostro sound ora?

Keagan Beresford (voce, tastiere, chitarra): Credo che la differenza chiave tra il nostro primo materiale e “Routines” sia che in ogni canzone ora c’è molto di più: intendo dire una trama più densa con gli strumenti che abbiamo usato (tantissime tastiere) e testi più autobiografici. Non abbiamo mai pensato troppo profondamente all’argomento delle nostre canzoni fino a questo disco; credo che ciò si veda abbastanza perché la maggior parte di ciò che scrivevamo nelle canzoni erano cose che sono realmente accadute nelle nostre vite in quel momento. Per quanto riguarda il sound, lo chiamerei medium-fi guitar / synth pop music. Non cerchiamo di scavare troppo nei sottogeneri, quindi di solito cerchiamo di fare una buona canzone pop.

Quali sono le principali influenze musicali e non musicali sul vostro album d’esordio? Che cosa stavate ascoltando, mentre scrivevate le vostre canzoni? Di che cosa parlano i vostri testi? Sono personali?

K.K.: Tutti noi ascoltavamo tante cose differenti, ma alcune delle nostre principali influenze a cui ci siamo riferiti regolarmente nella lavorazione dell’album sono stati Prefab Sprout, The Radio Dept, Women, Sade e tantissimi altri che non ricordo. I testi girano intorno a materiale introspettivo, sia riguardanti le relazioni o lo stato mentale che le prospettive della vita.

Jarvis Taveniere dei Woods ha svolto il ruolo di ingegnere nel vostro primo disco: quanto ha influenzato il vostro sound? Come siete entrati in contatto con lui?

K.B.: La nostra etichetta ci ha messo in contatto con Jarvis siccome lui aveva svolto il ruolo di ingegnere anche per l’album di un’altra loro band e hanno pensato che fosse la persona adatta per introdurci all’ambiente dello studio. Non avevamo mai lavorato in uno studio vero e proprio prima di allora, così Jarvis è stato la nostra guida, una volta che abbiamo dovuto utilizzare gli strumenti dello studio a nostra disposizione per ottenere ciò che volevamo. Certo, non sapevamo come avremmo voluto che l’album suonasse, mentre lo stavamo registrando, così abbiamo fatto molti tentativi, distruggendo e riprovando le cose.

Mi piace molto l’artwork di “Routines”: chi lo ha disegnato? Ha un significato particolare per voi?

K.K.: L’artwork è stato fatto dalla nostra cara amica Jenna Beasley, che abitava a Bloomington, ma ora si è trasferita a Madrid. Lei ha fatto anche l’artwork per il nostro primo EP. Quando abitava a Bloomington, faceva dei flyer bellissimi per molti show locali e per la sua arte, così le abbiamo chiesto di creare qualcosa anche per noi. Ci piace molto il suo stile e non avevamo un’idea in particolare per l’artwork del nostro album, così le abbiamo fatto fare ciò che voleva e l’abbiamo apprezzato molto.

Che cosa ci potete dire del processo creativo della band? C’è una persona in particolare che scrive i testi e la musica o si tratta di un lavoro collaborativo? Di solito cosa arriva prima, la musica o i testi?

K.B.: Drew, Kevin e io scriviamo tutti canzoni per gli Hoops e di solito questo consiste nel presentarsi con un arrangiamento di qualche tipo, poi facciamo un demo e collaboriamo insieme per produrre le nostre canzoni. Ognuno di noi scrive in maniera molto diversa, così ci piace pensare che il nostro sound nella sua interezza rimanga interessante. Inoltre tutti noi ascoltiamo le canzoni degli altri in maniera differente e ciò tende a farci riconsiderare le diverse parti di un brano, quando qualcuno lo sta ascoltando con orecchie diverse.

Come vi trovate a lavorare con la Fat Possum, un’etichetta che ha nel suo roster band come Temples, The Districts, Yung e Sunflower Bean, solo per citarne alcuni? Come siete entrati in contatto con loro?

K.B.: Ben (il nostro manager) ci ha messo in contatto con loro. Credo che lui abbia mandato alcune delle nostre prime cassette a qualche persona della casa discografica e a loro sono piaciute. Alcune delle nostre band preferite hanno realizzato del materiale per loro e così ci è sembrata una grande opportunità. Sono tutte persone molto tranquille, per cui abbiamo avuto un buon rapporto lavorativo con loro finora.

Ho visto che realizzate il vostro materiale in cassetta: che cosa ne pensate di questo formato, che è tornato negli ultimi anni? Vi piacciono?

K.K.: Le cassette sono un modo veramente divertente di far uscire la musica. Inoltre sono molto economiche e ciò le rende facili da vendere ai concerti. C’è una sensazione di legittimità ad avere la tua musica in un formato fisico e, quando abbiamo iniziato, le cassette erano un modo veramente facile per fare ciò. E’ veramente molto divertente commerciare cassette con le band con cui suoniamo.

Suonerete nel Regno Unito all’inizio di maggio: è la vostra prima volta in Europa? Pensate che ci sia la possibilità di vedervi live qui in Italia nel corso del 2017?

K.B.: Abbiamo fatto un breve tour europeo lo scorso inverno: è stata un’esperienza folle, considerando che si trattava della prima volta che suonavamo al di fuori degli Stati Uniti. Questa volta sarà probabilmente meno frenetica, visto che suoneremo solo in un paese, ma siamo tutti molto contenti. Ci piacerebbe molto poter suonare in Italia, ma è ancora molto poco chiaro quale sarà il futuro delle nostre vite, anche tra pochi mesi. Incrociamo le dita e speriamo di arrivare a suonare lì presto.

Avete qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori?

K.K.: Se vogliamo citare alcune delle nostre band preferite dell’Indiana, vi raccomandiamo Bugg, Amy O, Mannequin, Laffing Gas, Spissy, Jacky Boy, Sedcairn Archives, Oreo Jones.

Un’ultima domanda: per favore potete scegliere una vostra canzone da usare come soundtrack di questa intervista?

On Letting Go.

(Si ringrazia Davide Iurlano di Goodfellas per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista.]

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