Intervista

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OLLA: "Questo nuovo disco è un cammino tortuoso verso la semplicità"

Gli OLLA vengono da Torino, sono in cinque e muovono la loro musica nei solchi che vanno dall'indietronica al folk passando ovviamente per il pop, provando ad unire The Notwist ad Angus & Julia Stone. Il risultato è un disco di otto pezzi arrangiati con gusto e cantati in inglese, e quel che viene fuori è mezz'ora di musica curata nei dettagli ma orecchiabile e diretta, come nella migliore tradizione pop. Abbiamo intervista

Un titolo estremamente denso quello del vostro nuovo album, "A Day Of A Thousand Years". Da dove nasce?
Fabio: E’ un verso del secondo pezzo dell'album. In effetti ci sono alcuni giorni talmente intensi da contenere sensazioni ed emozioni che non starebbero in mille anni. Il verso continua così: "Gimme a year of a thousand days… on Sunday''. Tutto ondeggia tra l'intensità e l'indolenza, il dolce far niente.... direi.

Cinque torinesi e un nome che suscita curiosità, cosa significa OLLA?
Fabio: E’ una cosa estremamente frustrante "cercare" il nome della band: hai le canzoni, hai la sala, le strumentazioni, i primi testi che formeranno la bozza di un disco, tutto funziona ma… non hai un nome. Una sera Alberto cita un nome di un personaggio tratto da un racconto di Raymond Carver... Siamo entrambi grandi fan di Carver, e per caso stavamo leggendo in quel periodo Cattedrale (il racconto di cui parliamo è Penne, il primo della raccolta): è stata una specie di illuminazione naturale.

Dopo un esordio puramente elettronico, quello di "A Serious Talk", le atmosfere si scaldano e si contaminano con il folk, volete parlarci di questo percorso?
Fabio: E’ stata una "gestazione" piuttosto lunga, una volta scritti i pezzi voce e chitarra, sono stati sezionati e ricomposti con la veste del sound che cercavamo... un cammino tortuoso verso la semplicità, potremmo dire.
Alberto: Diciamo che veniamo da percorsi che filtravano spesso con l’elettronica un bano ascrivibile alla forma canzone. In precedenti progetti, miei e di Fabio (Harembee, Oxtongue) cercavamo una veste algida, che nel corso degli anni si è ammorbidita, fino a ricordarci che potevamo ritornare a cercare il calore dei dettagli, sia nelle riprese sia nell’approccio live. Ci siamo riavvicinati a questo impasto sonoro suonando in acustico in un paio di occasioni, e da lì è nata una specie di sfida. Abbiamo ri-arrangiato i brani partendo da zero.

Un secondo lavoro già maturo e ascrivibile alla migliore tradizione pop, complimenti. Quanto è durata la realizzazione?
Fabio: Grazie del complimento, davvero. Per quanto in realtà i "takes" principali siano stati realizzati in neanche una settimana, per più di un anno siamo stati focalizzati su questo album.
Alberto: Ringraziamo ancora Moreno Rapillo, che ha registrato e mixato il disco, che ci segue dal vivo, che pazientemente è diventato uno di noi insomma.

I vostri artisti preferiti?
Fabio: Così al volo mi sono venuti in mente i Pixies, ultimamente sto letteralmente consumando "The Suburbs" degli Arcade Fire.
Alberto: In quest’ultimo anno ho ascoltato molto Angus & Julia Stone, i Phoenix, the National, i Sophia, gli Albedo, i Radio Dept.

Insieme a voi degli ospiti di tutto rispetto, Elena Diana al violoncello e la tromba di Ramon Moro, come avete iniziato a collaborare?
Alberto: Abbiamo la fortuna di vivere in una città dove i musicisti non mancano. Elena è una conoscenza di Enzo (bassista), che abbiamo apprezzato negli anni nei Perturbazione. E’ stata molto disponibile. Ramon l’ho visto suonare insieme ai New Adventures in Lo-Fi, e mi aveva sorpreso già nel live. E’ stato incredibile lavorare con lui, è davvero speciale in tutto quel che fa, oltre a essere una persona curiosa musicalmente, cosa che rende un musicista ancora più interessante. Entrambe le collaborazioni comunque sono state molto utili, siamo una band che passa in studio molto tempo, aprirci ad altri scenari non può che farci bene.

Cosa fareste se aveste a disposizione un giorno che dura mille anni?
Fabio: Personalmente farei la stessa cosa che cerco di fare ogni giorno: bere buon vino, rilassarmi e suonare il più possibile, e con mille anni a disposizione potrei farlo in ogni angolo del mondo....
Alberto: Inizierei a camminare.

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