Intervista

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Alvvays: "Credo che una parte della mia comfort zone nella musica sia scrivere le melodie"

Dopo tre anni di silenzio, gli Alvvays, autori di un ottimo omonimo debutto, ritornano oggi con il loro attesissimo sophomore, “Antisocialites”, realizzato da Transgressive / PIAS. La band indie-pop di stanza a Toronto è in tour già da qualche settimana in Europa, ma purtroppo non passerà dall’Italia. Noi abbiamo intercettato la frontwoman Molly Rankin qualche ora prima del loro concerto a Brighton per parlare del nuovo LP, dei cambiamenti nella loro musica, del tour, della scena indie-rock canadese e dei dischi e delle cassette. Ecco cosa ci ha raccontato:


Ciao Molly, come stai? Benvenuta sulle pagine di Troublezine.it. Dove siete in questo momento? Adesso ci troviamo a Brighton nel Regno Unito.

In questo tour non passerete per l’Italia. Credi che ci sarà possibilità di vedervi anche qui da noi il prossimo anno? No, questa volta non passeremo dall’Italia, ma forse il prossimo anno.

Tra pochissimi giorni realizzerete il vostro sophomore, “Antisocialites”: siete contenti? Come sta andando il vostro tour europeo? Per il momento ci stiamo divertendo tanto. Siamo molto contenti di suonare ancora le vecchie canzoni, ma quelle nuove sono divertenti e fresche per noi e i nostri fan le hanno ricevute in maniera positiva, così sta andando tutto bene.

Quando hai scritto le nuove canzoni? Le nuove canzoni? Alcune erano già state scritte, mentre portavamo in tour il disco precedente. Sono andata a Toronto Island, che è una piccola isola vicino a Toronto, raggiungibile solo con il ferry e in cui le automobili non sono ammesse: ho alloggiato in una vecchia classe di una scuola per due settimane e ho portato una chitarra, una tastiera, un amplificatore e un microfono e ho preparato i demo di alcune idee. Durante il giorno camminavo lungo la riva, andavo in giro in bicicletta e ascoltavo dischi che mi piacevano e ho trovato di nuovo l’ispirazione. Poi li ho portati in città, dove abbiamo scelto tra le idee e preso quelle che ci piacevano di più per lavorarci insieme a tutta la band. Prima ci abbiamo lavorato io e Alec, poi tutta la band. Infine siamo andati a Los Angeles a registrarli.

Parlando dei vostri concerti europei, cosa vi aspettate da questo tour? C’è un cambio significativo nelle vostre setlist, ora che avete molte nuove canzoni pronte? Quanto influenzeranno la vostra setlist? Suoneremo molte delle nuove canzoni, ma, a dire il vero, abbiamo già suonato alcune canzoni che sono sul nuovo disco. Credo nel precedente tour europeo e del Regno Unito. Credo che in ogni caso per qualcuno siano già famigliari. Non penso che dobbiamo smettere di suonare le vecchie canzoni, perché mi piacciono molto anche quelle. Quelle nuove sono fresche ed eccitanti e ci stiamo ancora lavorando su, ma ci piace anche tornare indietro al vecchio album. Credo che abbiamo una setlist piuttosto solida tra canzoni nuove e famigliari.

Posso chiederti da dove proviene il titolo del vostro nuovo LP, “Antisocialites”? Qual è il suo significato? Credo che sia un buon termine per descrivere come lavoro come essere umano. Mi piace stare da sola e scappare verso queste piccole fantasie e scrivere di loro. Credo che tutti nella nostra band amino stare un po’ da soli e avere la possibilità di scappare e il tempo per annoiarsi e creare. Credo che fosse una parola che descrivesse nella maniera migliore questa raccolta di canzoni.

Mi piace molto il vostro nuovo singolo, Dreams Tonite: poco fa lo stavo ascoltando con gli occhi chiusi e mi ha fatto volare verso panorami infiniti. E’ sognante e inoltre ha una struttura maggiormente complessa rispetto alle vostre canzoni precedenti: sei d’accordo? Credo che nel bridge ci sia un e-twist: è stata un’idea di Alec e credo che abbia veramente aiutato a elevare il coro finale della canzone. Mi rende molto felice sapere che sei stato trasportato da qualche parte, mentre la ascoltavi. Credo che questo sia l’ultimo obiettivo. Quando ascolti la musica, in un certo senso devi cercare di scappare in un universo dentro al quale altrimenti non avresti accesso.

Anche la bellissima Not My Baby ha dei riferimenti dream-pop: nel nuovo disco avete pensato di esplorare questo genere maggiormente rispetto al passato? No, credo che alcune canzoni sul disco abbiano un sound di chitarre più grezzo, così come credo ci siano anche elementi di questo disco che possono essere definiti dream-pop. Credo che una parte di questo disco possa essere definita come dream-pop, ma c’è anche un’altra parte del disco che ha più a che fare con le distorsioni e che ha un approccio più confortevole verso le chitarre rispetto al disco precedente.

Un’altra canzone che mi piace molto è Type: è corta, punky, veloce e sa colpire molto bene con le sue ottime melodie. Puoi spiegare ai nostri lettori come nascono queste melodie molto belle e catchy? Sono stata fortunata ad avere un po’ di tempo per crearle. Non mi sono mai vista come una chitarrista o come una vocalist, ma credo che una parte della mia comfort zone nella musica sia proprio scrivere le melodie. Di solito non mi concentro su quelle a cui devo riferirmi, ma, quando registro, lavoro su quelle che mi si appiccicano in testa e che posso far uscire senza grosso sforzo. Sono piuttosto esigente.

Already Gone è romantica, lenta e riflessiva: di che cosa parlano i suoi testi? Volevate cercare di rallentare il ritmo per qualche momento?Credo che sia bello avere alcuni livelli di energia differente su un album. Questa era una specie di ninna nanna inquietante e ovviamente ha una vena romantica, ma ci sono anche elementi tragici. Ero un po’ paralizzata dall’idea di essere colpita dal ramo di un albero o da cose del genere e ciò ha quasi rovinato l’estate a tutti noi. (ride)

Più in generale quali pensi siano state le differenze più importanti rispetto al vostro debutto, sia dal punto di vista del sound che dei testi? Credo che ci sia più sostanza in questo nuovo disco. Per il primo abbiamo dovuto superare alcuni piccoli ostacoli, mentre stavamo imparando a registrarlo. Nel mastering abbiamo finito per eliminare molte parti alte, che davano problemi al sound. Il sound del primo disco poteva essere più confortevole o, magari, dreamy. Siamo ancora molto legati a quel disco. Ero preoccupata di lasciare tutto quel prospetto e provare qualcosa di nuovo, come un nuovo suono agile. Ciò non attraeva nessuno di noi, così abbiamo deciso di cercare di migliorare (il nostro sound).

Pensi che la città di Glasgow possa essere un’influenza nella vostra musica e nelle vostre melodie? Certamente. Abbiamo appena suonato lì. E’ stata una serata fantastica e abbiamo incontrato molte persone che ammiriamo tantissimo. Abbiamo incontrato Tracyanne Campbell dei Camera Obscura, Stephen McRobbie dei Pastels e Norman Blake dei Teenage Fanclub. E’ veramente molto bello quando le persone vengono a vederti suonare, anche se è un po’ stressante. Visto che la maggior parte dei componenti della nostra band è scozzese, c’è una sorta di connessione romantica con questa regione ed è qualcosa di famigliare. Io vengo da una regione del Canada chiamata Nova Scotia, cioè Nuova Scozia. E’ un modo strano di esplorare il tuo patrimonio culturale e inoltre sulla tua strada incontri un po’ della tua storia. Tante delle band che ci piacciono e ascoltiamo vengono dalla Scozia, ma di alcune non sapevamo la loro provenienza e scoprirlo è stato una piccola, ma bella sorpresa

La scena indie-rock canadese negli ultimi dieci / quindici anni ha prodotto tantissimi nomi interessanti: Arcade Fire, Besnard Lakes, Broken Social Scene, The Dears, Half Moon Run, Japandroids, solo per citarne alcuni. Siete orgogliosi di farne parte? Sicuramente. Noi non veniamo da Toronto, ma da una parte più isolata del Canada. E’ bello quando le band canadesi vengono riconosciute in giro per il mondo. Ci sono tante ottime band a Toronto, ma anche nel posto da dove veniamo noi, cioè Prince Albert Island. Noi ci siamo trasferiti a Toronto: lì e a Montreal ci sono tantissimi gruppi. Ci sono tantissime ottime band in questo momento.

Ho visto che realizzerete il vostro nuovo album sia in vinile che in cassetta: vi piacciono questi formati, che sono tornati ancora in voga dopo tanti anni? Ci piace avere un supporto fisico tra le mani. Credo che abbia ancora un valore. E’ una documentazione tangibile: puoi leggere le note e guardare la copertina e sentirti parte di qualcosa. Mi piacciono molto anche le cassette.

Anche a me piacciono molto; sono fantastiche e anche poco costose.
Un’ultima domanda prima di lasciarti andare: per favore potresti scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa intervista?
Direi Hey.

Ok, grazie mille. A presto. Grazie a te.

[Si ringraziano Camilla Di Chiara e Ludovica Sabatini di Spin Go per la preziosa collaborazione nel realizzare questa interviata.]

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