Intervista

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Francobollo: "Vogliamo che la gente celebri la vita"

I Francobollo sono una band svedese di stanza a Londra: il loro primo LP, “Long Live Life”, uscito lo scorso luglio è sperimentale e diverso e ha permesso ai quattro ragazzi di muoversi su numerosi territori, rendendo il loro avoro piuttosto interessante. In novembre (martedì 21 al Freakout Club di Bologna e mercoledì 22 all’Arci Ohibò di Milano) arriveranno in Italia per due date a supporto della recente uscita e noi di Troublezine.it abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere con loro. Ecco cosa ci hanno raccontato:

Ciao ragazzi, come state? Benvenuti sulle pagine di Troublezine.it. Francobollo è un nome fantastico ed è una parola italiana, di cui conoscerete sicuramente già il significato. Come mai avete deciso di dare questo nome alla vostra band? Frans, il nostro precedente bassista, ha trovato questo nome, mentre stava cercando di mandare delle lettere ai suoi nonni da una località sciistica italiana, quando aveva tredici anni. E’ uno splendido nome e tutti noi abbiamo promesso di chiamare il nostro primo figlio Franco. Se invece nascerà una femmina la chiameremo Bollo.

Provenite dalla Svezia, ma ora abitate a Londra: quali sono le principali differenze tra la Svezia e il Regno Unito per un musicista? Nel Regno Unito ci sono molte più possibilità di suonare rispetto alla Svezia.
Prima che ci trasferissimo a Londra, avevamo suonato solo una manciata di volte, avevamo avuto occasione di suonare dal vivo solo a scuola. Quando ci siamo trasferiti a Londra, le cose sono cambiate veramente molto. Abbiamo suonato praticamente ogni settimana. Abbiamo suonato quasi 400 concerti insieme e questo ci ha reso molto più bravi a suonare dal vivo e a gestire le cose negative. Mi piace quando le cose vanno male, quando suoniamo con i Francobollo, i ragazzi sono così ottimisti sul palco che danno sempre alle loro performance un elemento differente.
Quando abbiamo suonato a Utrecht, è venuta a mancare la corrente e potevamo solo battere le mani e suonare la batteria e cercare di far cantare le persone con noi senza microfoni, mentre stavano cercando di farli funzionare di nuovo. Ciò ha reso lo show molto più divertente e ci ha forzato a uscire dalla nostra comfort zone.

Pensate che vivere nella capitale inglese vi possa dare una maggiore visibilità? Decisamente. Riuscire a ottenere maggiore esposizione a Londra e poi lavorarci su, puo’ aiutare veramente a spingere la tua musica. Specialmente se vuoi andare a suonare in altri paesi.
In ogni caso puoi riuscire a farlo funzionare ovunque, devi solo scoprire chi ama la tua musica e trovare un modo per raggiungerli. Il mondo è un posto molto grande e c’è per forza qualcuno che ama quello che fai.

In novembre suonere in Italia (Milano e Bologna): sarà la vostra prima volta nel nostro paese? Come band sarà la seconda volte che suoneremo nel tuo paese.
Abbiamo suonato al Siren Fest di Vasto a luglio ed è stato assolutaente fantastico. Abbiamo mangiato molto bene, abbiamo fatto una nuotata e abbiamo suonato davanti a un pubblico felice.
Tutte le band che hanno suonato lì sono state anche ottime persone. Siamo dovuti partire subito dopo il concerto ed è stato veramente un peccato.

Che cosa vi aspettate dai prossimi concerti italiani? So che a voi piace molto il punk, quindi spero che la folla salti e spinga. Il giorno del concerto di Milano sarà il giorno del compleanno di Simon, quindi sarà un gran casino.

Il vostro primo LP, “Long Live Life”, è uscito lo scorso luglio: da dove proviene questo titolo? Qual è il suo significato? “Long Live Life” è la traduzione diretta di una vecchia canzone folk svedese chiamata "Länge Leve Livet". Vogliamo che la gente celebri la vita e ne possa godere. Le tre parole Long Live Life sono anche intercambiabili e cambiano il significato in diversi modi giocosi.

Avete registrato il vostro album d’esordio insieme a Charlie Andrews (Alt J, Marika Hackman, Benjamin Francis Leftwich): come vi siete trovati a lavorare con questo ottimo produttore? Cosa avete imparato da lui? E’ stata una bella esperienza lavorare con Charlie, ha capito la nostra musica e la nostra visione. Altri produttori con cui abbiamo lavorato prima, hanno cercato di mettere la loro visione.
Charlie non ha mai fatto così ed è stato bravo a prendere ciò che c’era di buono in ogni canzone e a portarlo al livello successivo senza togliere la gioia creativa. Parecchie volte, durante le nostre sessioni di registrazione, è entrato nella stanza come un compositore, cercando di farci suonare alcune parti in maniera calma per poi esplodere assolutamente in altre.
Ha anche avuto l’idea di farci registrare davanti a un pubblico, che ha assolutamente funzionato per noi. Ha reso le registrazioni molto più eccitanti e ci ha reso più facile catturare l’energia che abbiamo nei live e portarla nel disco.

Di che cosa parlano i vostri testi? E’ soprattutto un “a hard rain’s a-gonna fall”, ma anche cose più letterali come amore, amicizia, motivazione, costipazione e obliterazione.
E’ un grande mix e questo è come ci piace, le cose dovrebbero essere un po’ casuali altrimenti diventano ripetitive e perdono la loro impressionante forza. La musica dovrebbe essere come il peperoncino dentro a un cono gelato.

Da dove avete preso l’ispirazione, quando stavate scrivendo? Quando avete scritto le vostre canzoni? Questo album è stato fondamentalmente iniziato fin da quando ci siamo trasferiti a Londra e Good Times e Future Lover sono i brani più vecchi, mentre Kinky Lola è il più recente. E’ difficile dire quale sia stata la nostra ispirazione siccome è passato troppo tempo, ma probabilmente abitare a Londra, la paga minima e la vita che succede intorno a te. Andare avanti e indietro dalla Svezia è stata un’altra ispirazione. Sono posti così diversi.

Worried Times ha influenze psych-rock, Wonderful è più pop e in qualche modo mi ricorda i Beatles, Radio ha un’atmosfera post-punk, mentre You Know This mi fa tornare in mente i Weezer e c’è anche musica tranquilla all’interno del vostro debutto: come mai avete deciso di avere così tanti stili differenti nel vostro sound? Lo avete fatto intenzionalmente? Ci è sempre piaciuto l’uso di una vasta gamma di tecniche e dare l’inaspettato.
Suonare usando un ampio spettro di generi mantiene l’ascoltatore sulle punte e fa proseguire lo slancio.
Se la musica segue troppo lo stesso stile di solito noi ci annoiamo, anche quando l’album ci piace.

Recentemente siete stati in tour con Marika Hackman: che esperienza è stata per voi? I suoi fan come hanno reagito alla vostra musica? E’ stato fantastico! E’ stato come andare a una gita scolastica. E’ sempre positivo incontrare persone rilassate con le tue stesse idee.
I concerti sono andati bene anche se credo che abbiamo spaventato molti dei suoi fan, che pensavano fossimo più tranquilli. Gli abbiamo tirato immediatamente un calcio in faccia, invece di allettarli. E’ bello essere onesti.

Come svedesi che abitano nel Regno Unito in questo momento, cosa ne pensate della Brexit? Pensate che potrete avere dei problemi ad abitare in Gran Bretagna in futuro? Apparentemente la Svezia e l’Irlanda hanno due dei migliori passaporti del mondo, perciò non siamo troppo preoccupati. Personalmente credo che o ci vorrà molto tempo prima di capire che non succederà nulla oppure saremo tutti quarantenni milionari con sette figli ciascuno e ci preoccuperemo degli uragani tropicali sulla nostra isola privata. In ogni caso in questi giorni siamo più occupati a suonare in Europa, così magari ci saremo già spostati prima di venire buttati fuori. Adotteremo Sam e cambieremo il suo nome in Sven.

Avete qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori? I Mohit sono sempre nella lista delle band che tutti dovrebbero ascoltare, così come i Pleasure Complex e il supergruppo Suitman Jungle. Abitano tutti a Londra e fanno musica fantastica. Provate ad ascoltarli!

Un’ultima domanda: per favore potete scegliere una vostra canzone da usare come soundtrack di questa nostra intervista? Questa è difficile. Forse You Know This? Credo che questa canzone funzionerebbe bene per questo Q&A.

[Si ringrazia Davide Iurlano di Goodfellas per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista.]

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