Intervista

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Bloody Knees: "Voglio assolutamente venire a suonare in Italia nel 2018"

I Bloody Knees hanno pubblicato negli ultimi anni una manciata di EP e singoli interessanti, e proprio poche settimane fa è uscita, via Distiller Records, una nuova prova sulla breve distanza, “Maybe It’s Easy”. Noi di Troublezine.it abbiamo approfittato di questa occasione per intervistare via e-mail Bradley Griffiths, frontman e chitarrista della band grunge-rock di Cambridge, che ci ha risposto dopo appena ventiquattro ore. Si parla dei loro EP, delle influenze, della loro etichetta discografica e anche della scena musicale della loro città. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di Troublezine.it. Per prima cosa potete raccontare ai nostri lettori quando e dove avete iniziato a fare musica insieme? Ho iniziato la band nel 2011 nella mia camera da letto, mentre ero all’università, invece di fare i lavori per l’università. Ho scritto alcune canzoni, registrato alcuni demo sul mio computer e li ho messi su Bandcamp con il nome di Bloody Knees. Poi i miei amici di casa, con cui avevo già suonato in altre band in passato, hanno sentito le canzoni e tutti hanno detto: “Sì, facciamolo!” Quindi siamo entrati in studio insieme e questo è stato quando abbiamo iniziato a fare musica insieme noi quattro.

Il vostro nuovo EP, “Maybe It’s Easy”, è uscito da poche settimane: quali sono i principali cambiamenti rispetto ai vostri lavori passati? Da dove proviene il titolo? Di che cosa parlano i vostri testi? “Maybe It’s Easy” è uscito a tre anni di distanza dal nostro EP precedente, per cui il nostro sound è progredito in maniera naturale. Credo che siamo migliorati nella scrittura delle canzoni che abbiamo sempre cercato di scrivere. Lo stile è abbastanza cambiato, ma tutte hanno comunque quel suono “Bloody Knees”. Il titolo dell’EP viene da una delle canzoni del disco. I testi parlano di una varietà di cose differenti, ma preferisco sempre rimanere abbastanza ambiguo riguardo al loro significato e preferisco che sia l’ascoltatore a trovarlo e a farci quello che vuole. Credo che la nostra musica sia riconducibile a più livelli per parecchie persone, così è una tua decisione cosa farne.

Quali sono state le vostre influenze più importanti, sia musicali che non musicali, nella vostra carriera finora? Musicalmente credo che le influenze siano relativamente ovvie, ma riceviamo sempre messaggi dalla gente che ci dice: “ragazzi, mi ricordate veramente questa band”. E alcune volte capita che siano gruppi di cui non abbiamo nemmeno sentito parlare. Nella band ascoltiamo tutti stili diversi di musica, così le influenze sono spesso tratte da un mix piuttosto vario, ma soprattutto siamo una rock band e siamo influenzati da altre rock band.
Per quel che riguarda le influenze non musicali, non ho delle grandi risposte da dare, a parte la vita. Le cose succedono e spesso vuoi scriverne, altre volte vedi le cose accadere a qualche altra persona o in qualche altro posto e poi vuoi raccontarle. Può essere qualsiasi cosa. Devo dire che una delle cose che mi ispira maggiormente a scrivere è il desiderio di uscire da qui e fare di più, suonare più show e incontrare più persone. Ci piace molto fare così, così è una vera motivazione per continuare a scrivere musica nuova e migliore, in modo che possiamo andare avanti a suonare e ad andare in giro.

Come funziona il processo di scrittura all’interno della vostra band? C’è una persona in particolare che scrive i testi e la musica o si tratta di qualcosa di collaborativo? Che cosa viene prima di solito, la musica o i testi? Per la maggior parte, siccome viviamo in città differenti, inizia con una canzone o una parte di una canzone che ho scritto io, di cui poi faccio un demo o la porto alla band. Poi alcune volte finisce sul disco rimanendo molto simile a quella che avevo scritto, ma altre volte suona COMPLETAMENTE in modo diverso. Maybe It’s Easy non è praticamente cambiata dalla versione del demo, ma canzoni come Stiches e Garbage Brain dell’ultimo EP si sono completamente trasformate (in maniera migliore)! Dipende da come ognuno reagisce e puo’ diventare molto divertente lavorare su idee differenti come unità e diventare collaborativi in questo senso.
Alcune volte le canzoni possono iniziare in sale prove con solo un riff di Scotchy o di Sam e poi, all’improvviso, ci ritroviamo ad avere scritto una canzone in meno di un’ora. Questo è ciò che è successo con We Can Go Whenever e I Want It All.
Fondamentalmente non c’è una regola precisa. Credo che questo modo sia giusto. Mantiene le cose fresche e ci tiene sempre attivi.

La Distiller Records ha un roster interessante di nuove brillanti band come The Ramona Flowers e Holy Oysters: come siete entrati in contatto con loro? Come vi trovate a lavorare con loro? E’ tutto merito del nostro management! Sono bravissimi, è un vero piacere lavorare con loro. Ci hanno aiutato molto e ci hanno fondalmente lasciato fare tutto ciò che volevamo fare.

Venite da Cambridge: c’è una scena musicale nella vostra città che può avervi ispirato a iniziare una band? La scena musicale di Cambridge è sempre stata inesistente. E’ stato soprattutto il desiderio di uscire da Cambridge che ci ha spinto a formare una band.

Presto sarete in tour nel Regno Unito: che cosa vi aspettate da questi concerti? Sarà possibile vedervi in Italia, magari nel 2018? Il tour sarà selvaggio. Alcune date sono già sold-out per cui siamo molto contenti.
Voglio assolutamente venire a suonare in Italia nel 2018. Facciamolo accadere!

C’è il progetto di scrivere e registrare il vostro primo album (magari nel 2018)? Forse sì o forse un altro EP, chi lo sa? Registreremo alcuni demo per il prossimo disco alla fine di quest’anno.

Ho visto che avete realizzato il vostro nuovo EP in vinile: vi piace questo formato che è tornato così popolare dopo tanti anni? Sì, mi piace. Amo comprare i vinili. Mi piace molto poter aver qualcosa di fisico e interattivo. L’artwork è migliore e poi suona meglio. Sono parte di una collezione fisica che avrai per sempre! Qualcosa che potrai mostrare ai tuoi figli e ai tuoi nipoti. Non puoi fare la stessa cosa con una libreria I-Tunes.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una vostra canzone da usare come soundtrack di questa intervista? We Can Go Wherever.

[Si ringrazia Davide Iurlano di Goodfellas per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista.]

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