Intervista

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Joseph Foll: "Le persone sono come film: ognuno con la propria storia che mi piace immaginare e vedere a modo mio"

Un paio di settimane fa siamo stati al concerto di Morgan al Dejavù di Pozzuoli e siamo stati totalmente rapiti dall’artista che ha aperto la serata. Jospeh Foll, al secolo Giuseppe Follera, è un cantautore che da anni colleziona canzoni e live in giro per l’Italia. Lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato un po’ della sua storia in musica.

Come sei arrivato ad aprire il concerto? Quando Morgan doveva esibirsi a ‘Na Cosetta (a Roma) ci fu un amico che mi propose di andarci. Per me, però, era impossibile per impegni e il mio amico poi febbricitante mi disse comunque che non se ne sarebbe fatto più nulla. Successivamente scoprii l’evento di Morgan a Pozzuoli. Cercai di capire se gli organizzatori del Dejavù - soprattutto nella persona di Vincenzo Prebenda, poiché abbiamo collaborato già diverse volte insieme - immaginavano un’apertura. Mi risposero che c’erano tanti gruppi da considerare però hanno fatto ricadere la scelta su di me perché, secondo loro, potevo essere l’artista più vicino sia alla scrittura che al live di Morgan - anche se a Pozzuoli ho fatto il bravo ed è stata una sessione acustica. Prebenda mi disse che era molto felice di darmi questa possibilità e non smetterò mai di ringraziarlo.

Sei riuscito a conoscere Morgan? Che cosa ne pensi di lui come artista? Sì, ho avuto la possibilità di conoscere Morgan anche se è stato poco il tempo in cui siamo stati insieme. Io penso che lui sia uno dei pochi in Italia che ha una personalità che eclissa cioè lui è un artista a 360 gradi. Togliendo da me la parte da musicista, sono anche fan perché i suoi Bluvertigo prima e il suo progetto da solista dopo sono state cose che ho seguito e che mi sono piaciute tantissimo. Vidi un loro concerto quando i Bluvertigo erano “emergenti” in quel di Montecatini: poche persone in una piazza freddissima e mi piacque. Lui credo che sia una delle più belle penne che abbiamo nel nostro paese, ha scritto dei pezzi assurdi e come artista è da 10. Quindi sì, è un folle, controcorrente, non dice le cose per prendere consensi, esprime quello che pensa e questa penso che sia una cosa che in Italia e nella musica italiana manchi tantissimo. Paga questa sua sincerità: il suo modo sincero di approcciarsi alla musica magari gli chiude delle porte ma credo che lui stia bene così.

Hai cantato un pezzo molto bello chiamato Eva. Di cosa parla? Eva parla della violenza sulle donne in un modo molto velato, è una storia verissima. Parla di una donna che, per questo sentimento forte che è l’amore, si trova a vivere delle situazioni poco piacevoli. Quando poi l’amore diventa malato credo che porti a fare delle cose non giuste, non tanto nei confronti delle altre persone, ma soprattutto inizi a perdere rispetto in te stesso. Non mi piace strizzare l’occhio ad argomenti seri e pubblicizzare la cosa quindi, anche nel mio modo di scrivere, cerco di far percepire sempre gli argomenti tra le righe, non sono molto esplicito, anche perché poi adoro le persone, in Eva c’è una persona reale, una persona che vive, una ragazza di 26 anni che ho avuto il piacere di conoscere.

E di cosa parlano i tuoi testi in generale? I miei testi parlano di visioni: sono molto visionario su delle cose, parlando di quotidianità, perché racconto la mia vita, racconto le persone che entrano ed escono dalla mia vita anche in modo marginale, racconto di cose normalissime che sono mie ma forse potrebbero essere anche di qualcun altro. Scrivo ancora canzoni senza avere completamente la percezione di quello che poi capiti fuori dalla mia cameretta. Io dico che sono paragonabili a vomiti cioè è un’esigenza che, per stare bene, devo buttare fuori ed escono fuori come una forza e con una potenza tutta loro e io poi dopo sto bene. Sono dei racconti delle persone: penso che le persone siano il più bel multisala che uno possa mai vedere.. sono film, ognuno con la propria storia che mi piace immaginare e vedere a modo mio.

Come mai il nome d'arte Joseph Foll e che cos'è la PiccolaOrkestraPerPrestazioniOccasionali? Io mi chiamo Giuseppe Follera e Joseph Foll non è assolutamente un nome d’arte: un po’ di tempo fa giocavo a calcio e, siccome la figura del musicista è ancora legata al “sesso, droga & rock’n’roll” con una visione un po’ troppo estrema, per non farmi trovare dai miei compagni di squadra, quando feci l’iscrizione su Facebook scrissi questo nome. Poi alla fine è rimasto in modo marginale anche perché il gruppo era PiccolaOrkestraPerPrestazioniOccasionali. Il nome della band ora è solamente una fotografia di quello che ho fatto e delle persone che voglio ancora portarmi dietro. Aveva completamente un’altra formazione in cui io non cantavo, c’era una voce femminile, c’era un pianoforte, c’era un altro batterista e facevamo cover di ogni genere.

Quando hai iniziato a fare musica e qual è la tua storia? Ho iniziato proprio per divertirmi e anzi, paradossalmente, le mie serate si riassumevano in 10 minuti di musica e mezz’ora di racconti: era uno show cioè uno spettacolo di una persona che parla tanto e fa ridere il pubblico. Avevo proprio l’idea che se i presenti stavano bene poi riuscivano ad apprezzare anche la musica che facevo, anche se un po’ particolare. È nata per scherzo. PiccolaOrkestraPerPrestazioniOccasionali è nata addirittura per accompagnamento a dei reading: c’era un mio amico scrittore di Mondragone che aveva alcune poesie, doveva partecipare a un contest e mi chiese di musicarle. Da lì è nato il gruppo ma senza troppe pretese e senza troppe ambizioni che poi sono venute man mano in corso d’opera. Dopo essere tornato a casa dalle serate, mi mettevo con la chitarra e iniziavo a scrivere le prime canzoni che non avevano proprio la forma di canzone, erano più racconti. Man mano, tra l’esercizio e l’esigenza, iniziavano a nascere questi pezzi e mi rendevo conto che avevano un senso nel momento in cui mi lasciavano un vuoto nello stomaco dopo averli scritti: come se avessi appagato quel bisogno e quindi potevo così anche mangiare e quindi nutrirmi di cose più reali. È iniziata più o meno così. Tardissimo anche. Io ho cominciato a scrivere canzoni a 29 anni, ne ho 33.

Nell'ultimo periodo sembra che l'unica via per arrivare al successo sia il talent show, a te piacerebbe partecipare? Come cambiano le epoche, così cambia la fruizione della musica e il modo di farla. Tendenzialmente partecipare ad un talent show cercando di trovare una propria strada per emergere non è una colpa, però magari tutto il meccanismo che ci gira intorno è triste. È triste un giudice che ti dice “quella cosa è fantastica” quando oggettivamente non è così; è triste un pubblico che neanche ascolta l’artista ma subito spara a zero; la commercializzazione del cantante, che magari viene sfruttato per un po’ e poi buttato via perché tanto si è arrivati alla terza o quarta edizione e c’è qualcuno più bravo di lui. L’esempio palese è stato Sanremo Giovani quest’anno. Vince un prodotto talent ma tutta l’attenzione ricade su Maldestro. Maldestro è una persona che ha lavorato, ha sudato, ha fatto gavetta, si è fatto i chilometri suoi per andare a suonare, ha scritto le sue canzoni ed è stato notato da una nazione intera perché è sincero, perché è forte di porte chiuse e di momenti No legati proprio al vivere per bene la musica. Mi era stato proposto di partecipare a The Voice prima e a XFactor dopo ma ho preferito di no, senza dovermi neanche vantare di non aver accettato perché, secondo me, ci sono delle cose che devono restare nel silenzio. Sono delle decisioni e, per me, il palco del talent potrebbe essere semplicemente un altro palco, un’altra serata, un altro live da fare quindi non gli do tantissima importanza però seguo tutto. Prima forse - ritornando a Morgan - era anche tutto più simpatico al contrario dell’ultimo periodo; capita comunque spesso che si ascoltino cose carine, anche nei talent internazionali si possono trovare delle situazioni veramente interessanti. Non penso comunque che sia l’unico modo per arrivare perché, per esempio, ci sono i Blindur - che girano l’Italia, hanno fatto cose importanti senza essere passati dalla televisione - o, appunto, Maldestro. Hanno ottenuto dei risultati che sono comunque notevoli, tutto è dove si posa l’accento, a volte.

Per quanto riguarda i prossimi concerti invece? Hai altre serate in programma? Facciamo sempre serate in giro, un po’ in Campania e un po’ fuori. Stiamo programmando il mese di dicembre/gennaio.

E i progetti futuri? Uscirà un tuo singolo o un album? Per quanto riguarda i progetti futuri stiamo organizzando l’uscita del primo lavoro in studio, stiamo cercando di considerare delle cose, uscirà quasi sicuramente nel 2018.

In bocca al lupo! Crepi!

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