Intervista

Immagine dell'intervista.
Bee Bee Sea: "I nostri pezzi nascono tutti da jam session in sala prove"

I Bee Bee Sea sono tornati alla fine dello scorso anno con il loro sophomore, “Sonic Boomerang”, pubblicato da Dirty Water Records USA, Wild Honey Records e Glory Records: la band mantovana, grazie al suo ottimo garage-rock dal profumo internazionale ha saputo immediatamente conquistare molti consensi anche al di fuori dei confini del nostro paese e, durante l’estate, se ne andrà anche negli Stati Uniti. Noi di Troublezine.it abbiamo intercettato al telefono il gentilissimo cantante e chitarrista Damiano, proprio pochi attimi prima che il trio di Castel Goffredo partisse per il suo intenso tour europeo, seguito poi da numerose date italiane. Abbiamo parlato del nuovo disco, delle influenze, del tour europeo, di quello negli Stati Uniti e anche del Covo Club di Bologna. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Damiano, grazie mille per il tempo che ci dedichi. Benvenuto sulle pagine di Troublezine.it. Per prima cosa ti vorrei chiedere come e quando è nato il vostro gruppo. Questa è la nostra prima band. Ci siamo trovati a suonare insieme quando avevamo diciotto o diciannove anni. Veniamo tutti e tre dallo stesso paese, che è Castel Goffredo, in provincia di Mantova. All’inizio ci eravamo riproposti di fare solo cover degli anni ’60, grandi classici tipo Beatles, Rolling Stones, The Who. Nel corso degli anni abbiamo poi iniziato a scrivere i nostri pezzi finché non abbiamo registrato un EP nel 2013 e nel 2015 abbiamo cambiato nome in Bee Bee Sea ed è uscito il nostro primo album.

State partendo per il vostro tour europeo: dieci giorni parecchio impegnativi. Che cosa vi aspettate da queste date? Siete carichi? Avete già suonato all’estero, mi pare. Non è la vostra prima volta. Sì, abbiamo fatto il primo tour nel 2015 con l’uscita del nostro primo album e principalmente avevamo girato Francia e Svizzera. E’ stata una bellissima esperienza, dove abbiamo avuto anche l’opportunità di confrontarci con il pubblico europeo. Siamo megacarichi per questo nuovo tour. Ci aspettiamo un grande pubblico, soprattutto in Francia dove sappiamo che tanta gente ci segue e c’è sempre una bella partecipazione di pubblico. Stasera suoneremo a Nyon, nella Svizzera francese, poi ancora un’altra data svizzera, due in Germania e quattro in Francia. E anche una in Belgio.

Parlando, invece, del tour italiano, che avete già iniziato, ti volevo chiedere come sta andando e, anche in questo caso, quali aspettative avete nel girare l’Italia? Abbiamo notato che ora c’è molta più partecipazione ai concerti, abbiamo un pubblico più vasto e anche un’età media più giovane rispetto agli anni passati, quando trovavamo il tipico appassionato di garage, che magari non è più giovanissimo. Il pubblico si è allargato molto. Anche queste prime date sono andate molto bene e abbiamo visto che c’è sempre tanta gente ai nostri concerti, anche davanti, dove c’è la gente che si spinge e poga. Ci fa molto piacere e siamo molto fiduciosi anche per i prossimi concerti. Siamo molto fiduciosi per i prossimi concerti, sia all’estero che in Italia.

Quando ci eravamo visti al Bronson di Ravenna prima di Natale, mi avevi accennato che c’è in ballo anche un tour negli Stati Uniti. Si puo’ dire qualcosa? Non è ancora una cosa definita, però sappiamo che sarà tra metà luglio e la prima settimana di agosto. Ci sono in ballo festival abbastanza importanti e anche bei locali nelle varie città principali.

Tornando, invece, al tour italiano, mi fa piacere soffermarmi su una data in particolare, che è quella di venerdì 16 febbraio al Covo Club di Bologna, all’interno dell’Inverno Fest. Sono sicuro che sarà una serata divertente, a dire poco. Intanto come vi sentite a tornare a suonare sullo storico parco della venue di viale Zagabria? Che cosa ne pensate di questa serata, dove suoneranno anche i Dots e gli Idles? Siamo molto contenti di tornare a suonare al Covo. Suonare lì è sempre molto bello e c’è un’atmosfera fantastica. Siamo anche molto curiosi di sentire gli Idles, in quella che sarà la loro unica data italiana. Sarà un onore aprire per loro. Poi appunto ci sono i Dots, che sono nostri grandissimi amici. Sarà una serata molto bella e sicuramente divertente. Non vediamo l'ora.

Parliamo invece dell’album: visto che è stato pubblicato anche dalla Dirty Water Records USA, ti volevo chiedere che cosa significa per voi avere un’etichetta direttamente negli Stati Uniti? Vi ha aiutato a trovare maggiore spazio anche oltreoceano secondo la tua opinione? Sì, sicuramente ci ha aiutato tantissimo. Non era una cosa che ci aspettavamo tanto facilmente. E’ stato abbastanza semplice e siamo stati anche parecchio fortunati perché é successo tutto molto in fretta. Abbiamo mandato una mail a loro e anche a tante altre etichette: loro ci hanno risposto subito che erano interessati a realizzarlo in cassetta.


Lo scorso anno in primavera ho avuto la fortuna di intervistare via mail Nicole (Laurenne, frontwoman delle Darts e manager della Dirty Water Records USA), prima che le Darts venissero a suonare in Italia, e mi è sembrata una ragazza con la testa sulle spalle e molto in gamba. Non l’ho mai incontrata di persona. Dovevo andare a vedere le Darts, ma alla fine non sono riuscito. Una delle poche cose che so è che lei è anche un avvocato.

Rikki, la batterista, mi pare di aver letto che è una professoressa.
Parlando di “Sonic Boomerang”: da dove proviene questo titolo? Ha un significato particolare per voi?
Non ha un vero e proprio significato particolare, anche perché é stato scelto dalla canzone che apre il disco. E’ un nome che si è evoluto con il tempo. Quel pezzo inizialmente non aveva un titolo, poi abbiamo iniziato a chiamarlo Boom, poi è arrivato Sonic Boomerang nel giro di qualche mese, dopo le registrazioni, i live.

E’ un titolo piacevole che sa rimanere, secondo me. E’ carino, quindi abbiamo deciso che diventasse anche il titolo dell’album.

Nelle nostre recensioni dei vostri dischi, prima il mio collega Riccardo tre anni fa vi aveva accostato a band come Oasis, The View, The Enemy, mentre nella recensione che ho scritto io di recente ho parlato di Oh Sees, The Black Lips e anche The Parrots, per cui avete aperto lo scorso anno proprio al Covo. Cosa ne pensate di questi accostamenti? Ti trovi d’accordo? Com’è avvenuta la vostra trasformazione a livello di suono? Sì, sono d’accordo con gli accostamenti, anche quelli del primo album. (I suoni di quelle band) erano simili a quello che avevamo in mente.

All’inizio eravate forse più ispirati da un suono più brit. Eravate più ispirati dall’Inghilterra che dagli Stati Uniti. Eravamo già in transizione. Noi siamo cresciuti con i gruppi inglesi, io in particolare. Dopo quel tempo abbiamo iniziato ad ascoltare di più i Black Lips e nel primo disco c’è una transizione, che nel secondo si sente già di più. Credo che questo si sia visto. E’ stato notato dalla stampa, dai giornalisti.

Certo, è un processo in evoluzione. Com’è avvenuto questo processo di cambiamento a livello sonoro? La nostra attitudine live è più vicina a quella dei gruppi americani garage, rispetto a quelli inglesi. Questo è dovuto probabilmente agli spunti, a tante cose messe insieme che ci hanno fatto diventare quello che siamo oggi. Live, soprattutto adesso, ci sentiamo più vicini a gruppi come i Black Lips o gli Oh Sees piuttosto che agli Enemy.

Avete comunque sonorità molto internazionali, senza aver perso la vostra brillantezza melodica. Avete fatto un disco che piace e che si lascia ascoltare molto volentieri. Come sono nate le vostre canzoni? Che cosa stavate ascoltando, mentre scrivevate le vostre nuove canzoni? I nostri pezzi nascono tutti da jam session in sala prove. E’ da lì che parte tutto. E’ difficile che io arrivi in studio con un pezzo nuovo, non succede quasi mai. Rispetto al primo album volevamo fare una cosa un po’ più nostra o comunque fare dei pezzi più strumentali, dove la voce fosse molto meno protagonista. Magari anche pezzi psichedelici. Abbiamo utilizzato le sonorità che più ci hanno influenzato ultimamente. Poi ci hanno influenzato anche gruppi con cui abbiamo avuto la possibilità di suonare, come i Cosmonauts.

Per quanto riguarda il processo creativo, mi dicevi che create i vostri pezzi partendo dalle jam: c’è qualcuno nella vostra band che ha un ruolo in particolare, che magari si dedica a scrivere la musica piuttosto che i testi, oppure è un lavoro molto collaborativo? Musicalmente ognuno ci mette il suo; per quanto riguarda i testi, invece, la melodia e la voce ci ho sempre pensato io.

Un vostro brano, The Garage One, è finito nella colonna sonora della serie TV Americana, “Shameless”: che sensazione avete provato? E’ stato fantastico. In quei dieci secondi della puntata di “Shameless”, che ho guardato anch’io per un certo periodo, è stato fantastico. E’ una soddisfazione immensa. Non avrei mai pensato. E’ qualcosa di indescrivibile.

Sono soddisfazioni farsi conoscere anche in posti molto lontani e magari entrare in serie TV in cui era difficile immaginare di poter entrare.
Parlando sempre di televisione e, in questo caso, di spot, avete avuto un paio di brani usati all’interno di una pubblicità. Come sono nate queste collaborazioni? Quale reazioni avete avuto? Come vi siete trovati?
E’ una cosa nata da un passaparola o comunque da persone che ci hanno visti suonare live e che ha riferito il nostro nome ad altre persone. E’ stata una cosa molto semplice, in realtà, senza che ci fosse nessuno che spingesse dietro. E’ stata una soddisfazione grandissima. E’ stata una cosa bellissima.

Avete qualche nuova band interessante, italiana – o anche straniera – da suggerire ai nostri lettori? Certo. Ti consiglio i Freez di Vicenza, gli Sweat di Roma, poi mi piacciono molto anche gli Horrible Snacks, i Mother Island, i Go!Zilla, Miss Chain & The Broken Heels.

Un’ultima domanda: potreste scegliere un vostro brano, vecchio o nuovo, da utilizzare come colonna sonora di questa intervista? Ti dico No Fellas.

Perfetto. Grazie mille. Buon tour europeo e ci vediamo molto presto. Grazie a te.

[Si ringrazia Alberto Zordan di Hoodooh per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista.]

Embed



  • Contenuti multimediali

  • Galleria

Nessuna immagine disponibile.