Intervista

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The KVB: "Siamo sempre alla ricerca di qualcosa in grado di ispirarci"

(Intervista a cura di Daniele Cardarelli)

I KVB suoneranno sabato 17 febbraio al Covo Club di Bologna all’interno della rassegna Inverno Fest e noi di Troublezine.it ne abbiamo approfittato per scambiare qualche chiacchiera con la metà maschile del duo, ovvero Nick Wood ripercorrendo gli esordi e le grandi collaborazioni a cui si sono legati e facendoci svelare qualche anticipazione sul prossimo nuovo disco e sulle possibili svolte future.

Ciao Nick come va? Leggo dalla vostra pagina Facebook che quest’anno pubblicherete un nuovo album, cosa puoi dirci a riguardo? Cosa dobbiamo aspettarci? Ciao, va benissimo grazie, per quanto riguarda il nuovo disco penso che sia la raccolta di canzoni più pazzesca che abbiamo mai registrato. Entrambi sentiamo di aver appreso tanto dalla registrazione in studio del nostro ultimo LP, “Of Desire”, e ciò che abbiamo voluto fare per questo nuovo lavoro è stato trasmettere ai nuovi pezzi queste nuove tecniche e idee. Per noi risulta essere un disco piuttosto ottimista e melodico.

Bene, sabato prossimo suonerete a Bologna, avremo la possibilità di ascoltare qualche pezzo nuovo? Forse…dipende! So dirti per certo che suoneremo parecchie canzoni ri-arrangiate dal nostro primo album.

Già, sei anni fa usciva il vostro debutto “Always Then” e ne avete da poco pubblicato una special edition in vinile dove vengono riproposti alcuni pezzi con un nuovo arrangiamento. Cosa rappresenta per voi questo album? E come è stato rimetter mano a quelle canzoni? Quando il disco uscì non ho mai pensato fin dove potesse arrivare, ero solo felice di pubblicare qualcosa e andare in tour a suonare. Ora però sono contento che la gente lo abbia apprezzato e ha fatto sì che potessimo rimetterci a rivisitarlo, così ora ancora più persone potranno ascoltarlo. È stato davvero divertente risuonare quelle canzoni, anche se non abbiamo voluto cambiare troppo, ci siamo limitati a portare in alcune parti di esse ciò che siamo oggi. Inizialmente volevamo ri-arrangiare ogni canzone del disco, ma alla fine abbiamo preferito suonare tutte le novità dal vivo.

Personalmente amo “Always Then” e sono legatissimo a Hands. Puoi raccontarmi cosa ti ha ispirato a comporla? Come tutte le altre tracce del disco anche Hands è stata scritta e registrata molto velocemente, se non ricordo male in poche ore. Proprio per questo è difficile ricordare cosa ispirò la canzone, ma ricordo che volevo scrivere qualcosa che fosse inquietante e melodico, ma al tempo stesso aggressivo ed energico. Ancora oggi è uno dei pezzi a cui siamo più legati e proprio per questo che lo suoniamo sempre dal vivo.


Da “Always Then” al vostro prossimo nuovo disco: come siete cambiati come band? I vostri riferimenti e influenze rimangono sempre gli stessi? Abbiamo appreso molto su svariate tecniche per comporre e registrare musica. Se pensi che ai tempi abbiamo registrato “Always Then” con un registratore per cassette a 8 tracce, mentre oggi lavoriamo utilizzando un DAW e spendiamo il nostro tempo a comporre e a cercare di sfruttare al meglio ogni suo potenziale. Per quanto riguarda le influenze si sono allargate, abbiamo scoperto così tanta musica negli ultimi anni che ci ha fatto crescere come musicisti. E siamo sempre alla ricerca di qualcosa in grado di ispirarci, sempre!

Vi piacerebbe comporre colonne sonore per film? Sì, tanto! E per fortuna a tal proposito presto accadrà qualcosa.

Vi è piaciuto il modo in cui gli Xiu Xiu hanno rivisitato la colonna sonora di Twin Peaks? È un tipo di progetto che potrebbe interessare anche voi? Nel caso, c’è una serie TV su cui vi piacerebbe lavorare? Non ho ancora ascoltato il disco degli Xiu Xiu, ma lo farò presto. Comunque è davvero dura scegliere una serie TV su cui poter lavorare, preferirei di più concentrarmi su una colonna sonora sperimentale per un documentario, qualcosa sulla natura o sulla guerra come hanno fatto i Mogwai per “Atomic”.

Puoi raccontarmi della vostra esperienza con Anton Newcombe? So che l’idea dell’EP “Out Of Body” è nata dopo che lo avete conosciuto. Per prima cosa Anton è un personaggio fantastico. Ti ispira guardarlo mentre è costantemente preso dalla ricerca di nuova musica e a lavorare con gli artisti più svariati. L’idea per quell’EP è venuta dopo che lo abbiamo conosciuto a Berlino mentre eravamo in tour, ci ha invitato a usare il suo studio per una settimana e a registrare qualsiasi cosa ci venisse fuori. È stata anche l’unica volta che abbiamo lavorato con un batterista, Joe Dilworth degli Stereolab, che ci è stato proposto il primo giorno che ci siamo presentati e allo studio e ci siamo detti “perché no?”. È interessante approcciarsi a suonare e registrare con nuove persone.

Da Anton Newcombe a Geoff Barrow: come è nata l’idea di firmare per la sua etichetta, la Invada Records? Puoi dirci anche come è stato suonare i suoi famosi synth? Siamo da sempre fan di Geoff sia per quanto ha fatto nei Portishead, sia nei Beak>. La Invada ci teneva d’occhio da un po’ e, quando alla fine ce l’hanno proposto, ci siamo sentiti che questo passo avrebbe giovato alla nostra musica. Nella decisione ha contribuito anche la possibilità di usare lo studio di Geoff a Bristol per registrare “Of Desire”. Giocare con i suoi synth è stato divertentissimo e ci ha aiutato ad arricchire il sound di quel disco.

Bene Nick, ti ringrazio per la tua disponibilità e ti saluto chiedendoti come vanno le cose lì a Berlino. A Berlino si sta bene, ma non staremo qui per sempre. È piccola, non trafficata e ha una sua atmosfera. Affittare un posto qui è ancora conveniente e questo vuol dire che possiamo concentrarci di più sulla nostra arte. Però siamo qui da quattro anni e sentiamo che arrivato il momento di spostarci di nuovo, ma ancora non sappiamo dove, forse Manchester o forse in qualche posto più caldo.

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