Intervista

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Algiers: "Dobbiamo smettere di pensare che ciò che sta accadendo nel mondo sia irreversibile perchè ognuno di noi ha un ruolo da svolgere"

Gli Algiers, quartetto dedito ad un misto tra post punk, soul, noise, è giunto al secondo capitolo della propria storia musicale. Nel bel mezzo del tour europeo a supporto di "The Underside of Power" e alla vigilia delle date italiane, abbiamo approfittato per scambiare due parole con loro, riguardo al disco e a quanto sta accadendo oggi nel mondo "occidentale".


Ciao ragazzi, inizierei da qui: il disco è caratterizzato da un'apertura che definirei "brutale", in quanto sembrate voler afferrare l'ascoltatore e gettarlo letteralmente nel fuoco. Non si ha il tempo di accomodarsi, prendere confidenza col suono, con l'atmosfera. Si parte con il sample di quelle parole infuocate di Fred Hampton (leader del Black Panther, assassinato dalla polizia di Chicago nel 1969 all'età di 21 anni durante un'irruzione notturna nel suo appartamento) e poi il ritmo serrato di "Walk Like a Panther" e la voce di Franklin James Fisher che dice "This is a final execution / It's our endgame". Dobbiamo forse intenderlo come una dichiarazione d'intenti, un manifesto programmatico?

Beh, credo di si. Non tutte le nostre canzoni sono così dirette ma diciamo che il fatto che le parole di Fred Hampton in "Walk Like a Panther" e il fatto che il suo lascito, la sua eredità, grazie anche al figlio Fred Hampton jr che chi ha permesso di utilizzare una parte di quel discorso, altro non sono che un'esplicita rappresentazione dei valori in cui crediamo. Detto questo, nelle intenzioni di Franklin questo brano doveva essere un attacco verso quell'appropriazione di certa industria della cultura afro-americana e come essa incoraggi certi artisti di colore a rendere e presentare la pornografia della ricchezza come puramente aspirazionale (nel senso più materiale del termine) al di fuori del proprio contesto socio-politico.

Parlando prettamente di musica, il vostro primo disco è stato quasi ovunque acclamato. Personalmente l'ho amato anche io, dal primo ascolto, è stata una vera folgorazione. Il vostro secondo disco invece, sebbene la prima impressione anche questa volta fosse stata assolutamente positiva, mi ha richiesto diversi altri ascolti per apprezzarlo a pieno, per farlo mio. Il vostro stile è rimasto facilmente riconoscibile ma siete riusciti in un compito affatto facile, ovvero non fare un "Algiers 2", ma evolvere, crescere, spostare l'asticella un pò più in alto, preservando la vostra natura ma non essendone schiavi. Cosa avete cambiato nel vostro approccio al disco, nella creazione di "The Underside of Power"?

Beh, intanto grazie. Non è stata una decisione "consapevole" direi. Il primo disco era il risultato di molti anni di scrittura, riscrittura, modifica, registrazione, così è finito per essere monolitico e complesso nella sua interezza. Il nuovo lavoro è invece il risultato delle nostre esperienze dopo aver girato in tour per un paio d'anni a supporto di "Algiers". Ci sono alcuni elementi che rimandano e si riferiscono a scenari inattesi che sono nati suonando dal vivo. In un certo senso è nato da un approccio lievemente più leggero e spontaneo nel combinare i suoni e le idee. Inoltre è stato scritto nel 2016, quindi l'inquietudine che ha colpito molti di noi in quell'anno è una motivazione chiave per capire come "suona" alla fine il disco.

In relazione al brano "Mme Rieux", ho letto in un'intervista che si riferisce allo scrittore francese Albert Camus. Quali sono le vostre principali ispirazioni non musicali?

Mmm, quattro nomi: Frantz Fanon, Dario Argento, Theodor Adorno, Angela Davis.

Per il vostro esordio avete lavorato con Tom Morris dietro al mixer, mentre per "The Underside of Power" con Adrian Utley dei Portishead e Ali Chant. Ci direste le principali differenze tra i due modi di lavorare e per quale motivo avete deciso di cambiare? E come descrivereste il vostro rapporto con la "Matador Records"?

Wow, questa è impegnativa... Tom è una persona meravigliosa e speriamo di lavorare ancora assieme in futuro. Il nome di Adrian è uscito quando stavamo discutendo su una lista di possibili, futuri collaboratori, e quando saltò fuori che fosse interessato a lavorare con noi, decidemmo di provarci. Lui ed Ali sono stati di grande aiuto nell'elevare il tutto. E' davvero difficile confrontare i due modi di lavorare in quanto i dischi che abbiamo fatto con loro sono nati in circostanze totalmente diverse. Per il primo disco abbiamo avuto il vantaggio di lavorare 5 mesi con Tom. L'ultimo disco invece è stato fatto attraversando alcune costrizioni e forzature dovute ad alcuni imprevisti logistici occorsi durante la sua realizzazione. Per quando concerne il nostro rapporto con la Matador, beh direi che si possa definire onesto.

Alcune settimane fa mi è capitato di vedere l'intervista che David Letterman ha fatto a Barack Obama. Non so se alcuni di voi l'hanno vista, si parlava tra le altre cose di segregazione razziale, movimenti per i diritti civili, eccetera. Cosa pensate del momento che stiamo attraversando, un periodo nel quale violenza e paura sembrano delle costanti ad ogni latitudine e risulta assai difficile guardare al futuro ed essere felici, sicuri e ottimisti?

Non abbiamo visto l'intervista ma per quanto riguarda l'essere felice, a chi interessa realmente esserlo? Mi accontento di non essere infelice, avere emozioni "neutre", essere apatici, sembra essere al giorno d'oggi un obiettivo decisamente più realistico. Poi, l'ottimismo deve in qualche modo prevalere, giusto? Ripararci da questo stato di oppressione ed ingiustizia e minare le meccaniche dell'oppressione e della prevaricazione è ciò che ci spinge maggiormente. Dimmi, quando paura e violenza non sono state presenti? Vanno e vengono dalla nostra vista, seguendo il volere, i capricci dei media. America, Stati Uniti, cosa rende alcune di queste zone lo standard, il paragone della democrazia e della stabilità e sicurezza politica, quando la maggior parte delle malvagità che vediamo accadere nel mondo sono ricoperte di post colonialismo? Non facciamo finta che non sia così, amico.

Quale opinione vi siete fatti riguardo alla scelta dei cittadini americano di eleggere Trump come presidente? Che interpretazione date? Pensate che si stia tornado indietro o semplicemente abbiamo preso una diversa, irreversibile direzione?

Crediamo fosse inevitabile. Franklin sosteneva che sarebbe accaduto un minuto dopo che Obama vinse le elezioni nel 2008, ci doveva giocoforza essere un contraccolpo estremamente razzista alla sua presidenza. L'America non è il mondo. Crediamo infatti che il mondo si stia muovendo in avanti, in alcune parti. Le cose sembrano andare piuttosto bene in Danimarca, ad esempio. Comunque nessuno di questi processi sembra irreversibile, non siamo altro che parte di un processo che molto probabilmente non vivremo abbastanza a lungo da vedersi completare, quindi dovremmo smetterla di credere che tutto sia irreversibile perchè ciascuno di noi ha un ruolo da svolgere.

E' una mia impressione o al giorno d'ggi sono poche le band che utilizzano la musica per esprimere idee e concetti d'impatto sociale e politico, specialmente se rapportato a trenta o quaranta anni fa.

Non saprei. Siamo musicisti e succede che ci piaccia parlare del mondo e di ciò che accade attorno a noi e riportare la storia al presente. C'è un sacco di arte che è politica, solamente che il "mainstream" spesso non la accetta... Credo che la vera macchia nelle nostre coscienze sia la mancanza ed il fallimento della cultura popolare per evidenziare i numerosi problemi dell'amministrazione Bush. C'è abbondanza di musicisti "politici" lì fuori rispetto a 15 o 20 anni fa.

Chiudiamo chiedendovi se dopo questa serie di date in Europa ed un paio di festival negli Stati Uniti quest'estate c'è qualche possibilità di rivedervi in qualche grosso festival da queste parti.

Ci stiamo lavorando, stanne certo!

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