Intervista

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The Orielles: "L’album sembra una conferma di tutto il duro lavoro che abbiamo fatto in questi ultimi anni"

The Orielles sono una giovanissima band indie-pop di Liverpool, che stiamo seguendo da ormai un paio di anni: il trio inglese, dopo aver realizzato una manciata di singoli convincenti e un EP, pubblicherà questa settimana, via Heavenly Recordings, la sua prima prova sulla lunga distanza, “Silver Dollar Moment”. Noi di Troublezine.it abbiamo scambiato due chiacchiere con loro via e-mail per farci raccontare del disco, delle influenze, della loro etichetta, del tour europeo e anche del cibo vegetariano. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao, come state? Benvenuti sulle pagine di Troublezine.it. Per prima cosa potete per favore introdurre la vostra band ai lettori che ancora non vi dovessero conoscere? Ciao, stiamo bene, grazie. Certamente. Siamo Henry, Esme e Sidonie e la nostra band si chiama The Orielles, siamo un gruppo post-dance punk proveniente dall’Inghilterra.

Vi posso chiedere da dove proviene il vostro nome, The Orielles? Ha un significato particolare per voi? Il nome proviene dal nostro amore per i gruppi tutti al femminile degli anni ’60 come The Shirellles, vuole essere un piccolo omaggio a loro. E’ anche molto simile alla parola “orecchia” in francese, che è “oreille”, quindi abbiamo pensato che fosse un nome adatto per una band.

Lo scorso anno avete firmato un contratto con la Heavenly Recordings, una delle indie-label più interessanti nel Regno Unito e casa discografica di artisti e band fantastici come Mark Lanegan, The Parrots, The Wytches, Temples, TOY, solo per citarne alcuni: come siete venuti in contatto con loro? Come vi trovate a lavorare con loro? E’ un vero piacere fare parte di un roster di band e musicisti così vario e fantastico; se dobbiamo essere onesti, non avremmo potuto chiedere un team migliore. Siamo sempre stati fan della Heavenly Recordings, ma non pensavamo che potesse essere possibile firmare un contratto con loro, ci sembrava un sogno irraggiungibile. Alla fine del 2016 ci è stato gentilmente chiesto di andare in tour con i nostri amici Parrots: è stato in questa occasione che la Heavenly ci ha visti per la prima volta suonare, dopo di che tutto è andato superveloce! Gli abbiamo mandato alcuni demo che avevamo registrato durante l’estate e gli sono piaciuti, quindi dopo è stato tutto più facile. Sono persone con cui è fantastico lavorare, molto divertenti e gentili e ci hanno fatto passare dei bei momenti.

Il vostro singolo Sugar Tastes Like Salt, che non sarà sull’album, è molto lungo (oltre otto minuti) e molto diverso dal vostro altro materiale, ma rimane comunque fresco e vitale: è stato una specie di esperimento? Da dove avete preso l’ispirazione per scrivere questa canzone? Abbiamo deciso di tenerlo fuori dal disco soprattutto a causa della lunghezza del brano e perché abbiamo tante nuove canzoni che volevamo fossero presenti sull’album. Non era un esperimento, ma immagino che possa essere vista come una mossa audace per un primo singolo. In realtà è stata la Heavenly che ci ha suggerito di pubblicarlo, quando ci ha visti suonarlo dal vivo. Volevano realizzare la versione intera! All’inizio eravamo un po’ preoccupati perché sapevamo che non era radio-friendly, ma ora siamo completamente felici di questa decisione: credo che abbia scioccato parecchie persone. L’ispirazione per la canzone, sia a livello di testi che di temi, viene dal film di Tarantino, “Death Proof”. Stavamo facendo una jam sulla scena finale dell’inseguimento automobilistico, che dura circa venti minuti: l’abbiamo fatta andare in loop e la jam si è trasformata in Sugar Tastes Like Salt. Musicalmente eravamo molto ispirati dal post-punk e dalla musica dance di fine anni ’70 di New York, tipo ESG, Dinosaur L e Bush Tetras. Abbiamo ascoltato tantissimi dischi della Soul Jazz e siamo costantemente ispirati dalle loro uscite.

Il vostro primo album, “Silver Dollar Moment”, uscirà tra pochi giorni: siete contenti? Questo passo che cosa significa per voi come band? Sì, siamo molto contenti! E’ un grande passo per noi e siamo orgogliosi di ciò che siamo riusciti a raggiungere dal primo singolo a ora. L’album sembra una conferma di tutto il duro lavoro che abbiamo fatto in questi ultimi anni.

Da dove viene il titolo, “Silver Dollar Moment”? Che cosa ci potete dire del vostro artwork? Chi lo ha disegnato? Il titolo rappresenta un momento brillante inaspettato. Abbiamo avuto molti di questi momenti come band, ma l’evento particolare che ci ha portati a coniare la frase è successo a Toronto, Canada nella primavera del 2016. Siamo scesi dall’aereo, abbiamo preso i nostri strumenti, siamo corsi a suonare al nostro primo showcase, abbiamo bevuto un po’ troppo, abbiamo aspettato fino alle due di mattina, abbiamo incominciato a sentire l’hangover e il jetlag e abbiamo suonato un’altra volta alle due di mattina. E’ stato a The Silver Dollar Room. Eravamo abbastanza demoralizzati in quel momento e avremmo solo voluto andare a letto, ma per qualche motivo che ancora non riusciamo a capire è stato uno dei migliori live che abbiamo mai fatto. Siamo entrati e non abbiamo praticamente detto nulla tra una canzone e l’altra. E’ stato incredibilmente punk! La copertina è stata disegnata da Tim Head. E’ fantastico. Gli abbiamo dato le nostre idee e lo abbiamo lasciato lavorare e ci è piaciuto molto quello che è venuto subito fuori, non abbiamo dovuto chiedere di cambiare nulla. Volevamo che fosse piuttosto astratto, ma allo stesso tempo audace e giocoso.

Parlando del vostro album, la press-release lo definisce come “una fontana di indie-pop, fresco e catchy”: ci potete dire qualcosa di più riguardo a questo concetto? Che cosa possiamo trovare nel mix? L’album è una collezione di canzoni, alcune delle quali erano già state scritte da un po’, mentre altre sono state create durante la sessione in studio. Ci piace pensare che sia un disco piuttosto vario, che mette in mostra la larga gamma delle nostre influenze, che include qualsiasi cosa, dagli Stereolab a A Certain Ratio e Money Mark! In questo disco volevamo sperimentare con i suoni, specialmente con le percussioni e i tape delay. Ci piacciono molto le percussioni utilizzate in molte delle prime musiche dance e funk, c’è sempre un groove di fondo fatto con uno strumento semplice come una maraca o un blocco di legno e questa era una cosa che volevamo replicare. Inoltre Marta (Salogni, produttore) ci ha fatto conoscere alcune cose tra cui i tape delay, con cui abbiamo prodotto suoni strani e poi abbiamo armeggiato con i setting per tutta la canzone. Molti dei suoni che abbiamo creato, alla fine sono rimasti. Si notano particolarmente in brani come Sunflower Seeds e The Sound Of Liminal Spaces.

Quali sono state le vostre maggiori influenze, mentre stavate scrivendo? Quanto sono importanti le melodie all’interno dell’economia del vostro sound? Quali sono i temi principali dei vostri testi? Le melodie sono estramamente importanti per noi, cerchiamo sempre di creare una melodia memorabile attraverso i vocals oppure attraverso i riff di chitarra o basso. Con questo in mente, siamo stati influenzati da band come The Pastels e Talking Heads e Happy Mondays, che crediamo abbiano tutti grande talento nello scrivere memorabili melodie o riff. Quando eravamo in studio abbiamo ascoltato moltissima world music e questo ci ha sicuramente influenzato a livello di percussioni, Sid ha fatto amicizia con i bongo, ahah. Per quanto riguarda i testi, siamo stati ispirati dai film e in particolare dalla filosofia del surrelaismo nei film. Perciò i nostri testi sono abbastanza spesso surreali o difficili da comprendere da chi ascolta, che è una cosa che a noi piace. Per esempio alcuni dei temi discussi all’interno dei nostri testi sono quelli di perdersi all’interno di una tasca, di cercare di scappare da una strana casa di culto e di comprare un orribile drink basato sull’apparenza della bottiglia.

Avete registrato il vostro primo album insieme al produttore Marta Salogni (Bjork, Insecure Man): quanto ha influenzato il vostro sound? Che cosa avete imparato da lei? Abbiamo sempre saputo dove volevamo portare il nostro album, ma lavorare con Marta ci ha dato la sicurezza di raggiungere (quel posto) perché lei ha capito esattamente come volevamo che suonasse. E’ divertente, esilerante e, ovviamente, un genio! Abbiamo un gusto musicale piuttosto simile così credo che ci siamo veramente influenzati l’uno con l’altra, le abbiamo fatto conoscere band che non conosceva e viceversa. Ci ha fatto conoscere il mini moog e una sera eravamo particolarmente esaltati e abbiamo suonato insieme materiale prog per ore. Il giorno dopo ci siamo detti: “bene, riproviamo a utilizzare questo moog!” e ora lo trovi in alcune delle nostre canzoni sul disco. Ci ha insegnato molto su come tradurre un riff o un’idea in un brano. Per esempio ci ha suggerito di provare un’idea al primo verso (quindi suonare il riff più sporadicamente e omettere alcune note) e poi nel secondo verso diventa più prominente, ecc. Crediamo che sia un’idea molto interessante e ci abbiamo pensato spesso, mentre scrivevamo il nuovo materiale.

Che cosa ci potete dire del processo creativo? C’è una persona in particolare nella vostra band che si occupa di scrivere i testi o la musica oppure si tratta di qualcosa di collaborativo? Che cosa arriva prima di solito, la musica o i testi? Di solito scriviamo prima un riff o uno schema di accordi di chitarra o qualche linea di basso. Poi vi suoniamo attorno per circa mezz’ora, cambiando costantemente tempo, ritmo, stile e riusciamo a creare quello che più tardi considereremo come un verso o un coro. Altre volte suoniamo davanti a un film proiettato davanti a noi su un muro. Puo’ sembrare strano, ma aiuta a creare l’atmosfera o la sensazione generale di una canzone. Funziona un po’ come le carte Oblique Strategies di Brian Eno, che incoraggiano letteralmente a pensare in modo da sconfiggere il blocco dello scrittore. I testi tendono ad arrivare per ultimi e se ne occupa Esme, alcune volte con l’aiuto di Sidonie. Esme canta sempre una melodia, mentre noi suoniamo, cosicchè riusciamo a modellare il testo.

Ho visto che farete alcune date in Europa nei prossimi mesi: che vi aspettate da questi concerti? Ci sarà la possibilità di vedervi live anche in Italia nel corso del 2018? Siamo molto contenti, sarà il nostro primo tour europeo! Abbiamo suonato qualche concerto ad Amsterdam e Madrid e ci hanno sempre trattato estremamente bene, così ci fa piacere passare altro tempo all’estero. Parigi sarà un gran concerto visto che suoneremo insieme a Joan As A Police Woman: sarà una bella serata. Abbiamo anche alcuni amici a Parigi e non vediamo l’ora di incontrarli. Ci piacerebbe molto suonare in Italia, abbiamo già visitato alcune città e ci sono piaciute molto… Ottimo cibo, ottima gente, ottima cultura. Speriamo di avere una possibilità di suonare da voi quest’anno. Incrociamo le dita!

Ho letto che siete tutti vegetariani / vegani (anch’io!): come vi trovate con il cibo in tour? E’ difficile trovare cibi vegetariani o vegani, mentre siete in giro? Cool! E’ molto facile mangiare bene, quando siamo in tour, spesso scoviamo i migliori ristorante o caffé vegani in ogni città in cui suoniamo prima di andarci, così siamo pronti per trovarli su Google Maps, una volta finito il soundcheck. A volte il furgone puo’ essere sprovvisto, soprattutto perché ci sono alcune birre che non sono vegetariane (come la Carling, yuk!), ma è una buona cosa che a tutti noi piacciano l’hummous e i bastoncini di carote.

Avete qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori? Questo è il momento in cui parliamo bene delle band e dei progetti dei nostri amici. Andiamo! Trudy & The Romance e Her’s di Liverpool ci piacciono molto e hanno davanti a loro ottimi anni. I Lylo di Glasgow sono spettacolari e pubblicheranno un album a breve, The Zephyr Bones e Baywaves di Madrid sono una scommessa sicura. Ellie Beach e Starwheel sono due band fantastiche che abbiamo avuto con noi in tour e sono state veramente ottime. Infine le Girl Ray, che hanno realizzato un album killer che ci ha perseguitato tutta l’estate.

Un’ultima domanda: per favore potete scegliere una delle vostre canzoni da usare come soundtrack di questa intervista? Certo, Blue Suitcase (Disco Wrist). Grazie mille per averci ospitato sulle vostre pagine!

[Si ringrazia Giulia Distaso di Spin Go per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista.]

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