Intervista

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Superchunk: "Abbiamo provato a fare un disco che riflettesse le nostre frustrazioni e paure, ma che abbia ancora un aspetto ottimista"

I Superchunk non hanno certo bisogno di presentazioni: la storica band power-pop della North Carolina è attiva ormai da 30 anni e pubblicherà proprio questa settimana il suo undicesimo album, “What A Time To Be Alive”, via Merge Records, la nota indie-label statunitense di proprietà dei due componenti della band Mac McCaughan e Laura Balance. Noi di Troublezine.it abbiamo approfittato di questa nuova uscita per contattare via e-mail il gentilissimo Mac e farci raccontare del disco, delle influenze, del vinile, del loro tour europeo e di tanto altro. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao, come state? Benvenuti sulle pagine di Troublezine.it. Sono circa 30 anni che siete sulla scena musicale: che cosa significa per voi? Come vedete i Superchunk all’interno della scena musicale di oggi? Immagino che significhi che ci stiamo ancora divertendo a pubblicare dischi e a suonare ai concerti. Non so dove possiamo collocarci all’interno della scena musicale odierna, ma probabilmente nello stesso posto in cui siamo sempre stati, con l’eccezione che siamo più vecchi… insieme a gruppi con un background punk, ma concentrati sulla scrittura di buone canzoni. Credo che ci sia ancora pubblico per questo genere di musica.

Come riuscite a gestire la cosa di fare parte di una band e allo stesso tempo gestire un’etichetta importante come la Merge Records? Quali sono stati i momenti più importanti come direttore della tua casa discografica? Credo che la mia parte preferita di avere un’etichetta sia quella di poter ascoltare un nuovo disco di qualcuno per la prima volta. I Superchunk vanno in tour molto meno rispetto a prima, il che mi dà più libertà di lavorare per la mia etichetta. E Laura (dei Superchunk) non va più in tour e inoltre alla Merge abbiamo persone fantastiche che lavorano sui dischi dei nostri artisti.

“What A Time To Be Alive” uscirà tra pochi giorni: credo che abbia un titolo bello e molto positivo. Da dove proviene? Puo’ essere considerato come una sorta di risposta a tutte le cose negative che stanno capitando in questo mondo oppure è qualcosa di ironico? Grazie. Il titolo è ironico a causa delle cose terribili che stanno accadendo, sono sicuro in tutto il mondo, ma specialmente qui negli Stati Uniti. Trump e la sua gente stanno cercando di portare il nostro paese indietro nel tempo con un’agenda razzista piuttosto terrificante. E loro sono sfacciati. Gli scandali sono quotidiani, quindi il titolo è una reazione a ciò. Ma sono contento che tu abbia pensato che fosse positivo perché abbiamo provato a fare un disco che riflettesse le nostre frustrazioni e paure, ma che abbia ancora un aspetto ottimista.

Di che cosa parlano i testi del vostro nuovo disco? Chi li scrive di solito? Da dove prendete l’ispirazione, mentre scrivete? Sono sempre io a scrivere le parole delle nostre canzoni e le parole delle canzoni di questo disco parlano di quello che ti stavo dicendo nella risposta qui sopra. La terribile situazione politica negli Stati Uniti e come è psicologicamente vivere qui in questo momento.

Come è funzionato il processo creativo questa volta? E’ qualcosa di collaborativo? E’ cambiato nel corso della vostra carriera? Siamo passati attraverso diverse fasi del modo di lavorare della band. Per i primi album ho sempre scritto le parti essenziali delle canzoni e poi ci incontravamo e ci lavoravamo su insieme. In seguito, più o meno nel periodo di “Here’s Where The Strings Come In”, ci trovavamo tutti insieme come gruppo e lavoravamo così dall’inizio. Lo abbiamo fatto fino a “Here’s To Shutting Up”. Per gli ultimi dischi la nostra schedule era diversa e non avevamo più tempo per lavorare così, così siamo tornati al metodo che usavamo nei primi album, dove io registro i demo e ora li posso mandare via mail alla band poi ci troviamo insieme e proviamo prima di registrare. Ciò da al disco una sensazione molto “live”, che è una cosa che mi piace molto. Penso che si possa sovralavorare una canzone, ma cerchiamo di non farlo.

Nel vostro disco ci sono tantissimi ospiti molto interessanti quali Katie Crutchfield (Waxahatchee), Stephin Merritt (The Magnetic Fields), David Bazan e altri: che cosa hanno portato all’interno della vostra musica? La cosa principale che hanno portato è una voce diversa dalla mia, che è sempre una buona cosa per tutti!
Sono tutti artisti che ci piacciono e che rispettiamo ed è stato bello poterli avere sul nostro disco. Mi piace pensare che ciò faccia sentire il disco più come uno sforzo della comunità. Sono d’accordo sul fatto che loro sono fantastici.

Parlando del nuovo disco, nella vostra opinione quali sono stati i maggiori cambiamenti a livello sonoro e lirico rispetto ai vostri lavori precedenti? In un certo senso è un ritorno ai nostri primi due dischi, nel senso che ci sono molte chitarre e nessuna tastiera. Voglio dire, tutti i nostri dischi hanno molte chitarre, ma questo è più onesto, in un certo senso.
Dal punto di vista dei testi, forse perché tutte le canzoni sono state scritte in un breve periodo di tempo e in reazione agli eventi attuali, è più diretto, anche se speriamo abbia ancora il senso dell’umore.

In quanto proprietario di un’etichetta discografica saprai ben meglio di me dell’amore per il vinile che si è visto negli ultimi anni: che cosa ne pensi di questo formato? Vi piace? Amo il vinile e mi capita spesso di comprarli. A casa ascolto solo quello, anche se mi piace avere un I-Pod, quando viaggio.

Lo scorso agosto avete ripubblicato il vostro debutto (ed è stata la prima volta in vinile): come mai avete deciso di realizzarlo un’altra volta? Pian piano abbiamo deciso di ripubblicare tutto il nostro catalogo, visto che alcuni album erano fuori produzione da tanto tempo in vinile. Alla fine è toccato al nostro primo album! Credo che ce ne sia rimasto solo uno.

So che verrete in Europa in maggio e giugno: c’è qualche possibilità di vedervi live qui in Italia nel corso del 2018? Ci piacerebbe – credo che il problema sia solo che qualcuno ce lo chieda e che noi ce lo possiamo permettere! E’ passato troppo tempo da quando abbiamo suonato da voi l’ultima volta.

Vi posso chiedere qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori? Proprio qui alla Merge abbiamo un’artista chiamata Sneaks che è veramente fantastica: registra tutti gli strumenti da sola ed è una specie di cosa minimalista anni ’80, ma molto divertente e interessante. E Heather McEntire – H.C. McEntire – dei Mount Moriah pubblicherà un nuovo album solista questo mese che è molto bello.
Lo scorso anno ho collaborato con un’artista (non della Merge) che si chiama Mary Lattimore: lei suona l’arpa e realizza tantissimi album, sia da sola che insieme ad altri, la devi ascoltare!

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa intervista? Ok. Cosa ne dici di Dead Photographers dal nuovo album?
Grazie mille.

Grazie a te.

[Si ringrazia Davide Iurlano di Goodfellas per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista.]

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