Intervista

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Hesanobody: "... situazioni e persone sono la più grande influenza di questo gruppo di canzoni"

Lui è Gaetano Chirico e non è nessuno. Ci abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

1. Alla fine chi è il “The Ghost” di cui parli e che citi nei ringraziamenti del disco?
È una persona estremamente importante nella mia vita.

2. In questo secondo EP si sente una marcata voglia di definirsi all’interno di un genere che spazia dagli Editors a James Blake? Ci snoccioli un po’ di influenze?
Beh si, indubbiamente i due nomi sopra citati fanno parte del mio bagaglio di ascolti. Credo che dentro l’EP siano confluiti tanti altri elementi dagli artisti più disparati. Io stesso ci sento Lorde, gli xx, i National, gli LCD Soundsystem, Bon Iver e ovviamente anche mostri sacri quali i Depeche Mode.

3. Quanto i luoghi in cui vivi e hai registrato questo disco ti hanno influenzato?
In realtà più che i luoghi, sono stati i momenti di vita vissuta e le persone che mi circondano ad avermi influenzato. Credo che il disco alla fin fine non parli di posti specifici, quanto di viaggi indefiniti.

4. Si sente di più un’influenza “milanese” piuttosto che del sud d’Italia, sbagliamo?
Non saprei tra le due opzioni quale sia la più influente. Di sicuro vista la scelta della lingua e le sonorità proposte, direi che si tratti di musica di matrice internazionale, che guarda più ai paesi anglofoni che al nostro paese.

5. Quanto gli artisti che ti piacciono ti hanno influenzato anche nella scelta di utilizzare l’inglese per la tua musica?
Tantissimo. Sono cresciuto con la musica straniera ed è stato naturale per me inserirmi in questo filone. Non disdegno ovviamente la musica nostrana, seppur restino molte lacune da colmare.

6. Ci spieghi il titolo dell’EP?
Per me ha due significati: “la notte in cui rubammo il chiaro di luna” vuol dire fare qualcosa di impossibile, impensabile ed insperato, ma “moonshine” in inglese può essere utilizzato anche in riferimento a parole vuote, idee stupide e di poco conto. “La notte in cui rubammo le cazzate” in poche parole, in cui le abbiamo tolte via dalle nostre vite e abbiamo iniziato a goderci cose più importanti.

7. Si può avere successo cantando in inglese in Italia? Ci fai degli esempi?
Spero di sì ahah! Ultimamente Wrongonyou sta andando molto forte ad esempio e più o meno nell’underground ci sono tantissimi artisti validi che stanno emergendo pur cantando in inglese. La playlist Italians Do It Better di Spotify presenta una sfilza di nomi impressionanti.

8. E quanto invece ti hanno influenzato le persone che ti circondano e che citi anche nei testi, dalla tua ragazza a tuo nonno?
Come dicevo prima, situazioni e persone sono la più grande influenza di questo gruppo di canzoni. La mia ragazza, i miei nonni, i miei genitori, queste canzoni sono per loro ed spesso parlano di loro più che di me. Me ne sono reso conto tardi, dopo averle scritte e assimilate.

9. Hai già pubblicato un EP, cosa è cambiato, in cosa questo è più maturo?
È cambiato l’approccio di base nella componente musicale. Mentre The Need To Belong era un lavoro solitario, questo è più corale e collaborativo. I miei producers sono accreditati anche come autori in tutte le tracce meno che Roadblock.

10. Come hai conosciuto Emanuele Triglia, il produttore di questo secondo disco?
A scuola, eravamo compagni di banco alle superiori! Purtroppo a questo giro abbiamo lavorato insieme solo a Mourning The Ghost, ma spero e sono sicuro che presto ci saranno ulteriori occasioni!

11. Chi altri ha lavorato alla produzione del disco?
Il collaboratore principale è ancora una volta Mark Eckert, già produttore nel precedente EP e questa volta accreditato come co-autore in ben tre brani. È venuta in mio soccorso quel genietto di Matilde Ferrari, che oltre ad essere una producer eccezionale è anche la mia tastierista. Cliché invece l’ho scritta e prodotta con i REMAIN, collettivo di tre DJ della mia città natale, Reggio Calabria. Infine, ma non per importanza, il fidatissimo Lex Mauro ha fatto ancora una volta da fonico e si è occupato del mix e del mastering.

12. E come sei entrato in contatto con la PIAS?
Su Twitter, per caso. Avevo appena pubblicato il mio secondo singolo su SoundCloud e sono stato contattato da Dani, fondatore di Street Mission Records e membro di PIAS. Lì per lì credevo si trattasse di uno scherzo o di una fregatura, ma per fortuna dopo poco mi sarei invece accorto di aver trovato un tesoro.

13. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Continuare a costruire su quello che mi rende felice, suonare in giro e scrivere e produrre tanta altra musica. Semplicemente questo.

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