Intervista

Immagine dell'intervista.
4 chiacchiere con le BAD COP/ BAD COP prima del PUNK IN DRUBLIC FESTIVAL

In attesa di vederle domani in azione sul palco del Magnolia per la tappa italiana del PUNK IN DRUBLIC FESTIVAL, ecco l'intervista realizzata insieme a Suz alla chitarrista delle BAD COP/ BAD COP Stacey Dee.

Ciao Stacey Dee e Bad Cop/ Bad Cop, bentornate su Troublezine.it. Come va?
Sono passati tre anni e mezzo dal vostro primo (ultimo!) concerto a Milano, e quello era il vostro primissimo tour europeo. Sono successe un sacco di cose da quel momento… Abbiamo sentito che hai avuto bisogno di essere ricoverata lo scorso inverno; per prima cosa come stai adesso?
Già, gennaio è stato orribile. Ho avuto un ascesso addominale che mi ha causato una brutta setticemia. Stavo davvero da cani. Per fortuna hanno scoperto l’infezione allo stadio iniziale e indietro abbastanza da riuscire a curarla. Me la sono fatta sotto, però. Adesso sto molto meglio. Quando sono uscita dall’ospedale mi sono imposta di cambiare in meglio: ho smesso di fumare e iniziato a fare delle passeggiatone col mio cane Matthew tutti i giorni. Non mi dovranno più operare quindi sono più in forma che mai!

A causa di questo problema fisico avete dovuto cancellare un po’ di concerti ed è stata lanciata anche una campagna di crowdfunding per aiutarti a far fronte alle spese mediche. Sono sempre stupita in positivo dalla forza con cui la nostra comunità globale riesce a stringersi e aiutarsi in maniera così spontanea. Come ti senti a riguardo?
Ancora non riesco a credere all’idea che abbiano lanciato una campagna in mio aiuto e che tante persone abbiano davvero contribuito in mio soccorso. Sono davvero grata che questa comunità, la comunità a cui do la mia vita, sia stata presente quando davvero ne avevo bisogno.

A proposito di un mondo prevalentemente maschile qual è la vostra visione sulla scena punk-rock dal punto di vista di donne? È cambiato parecchio negli ultimi anni e vediamo sempre più ragazze e artisti LGBTQ+ ed è spettacolare che la scena sia così ben disposta ad abbracciarli.
Penso che la nostra sia sempre stata la scena in assoluto più umile e accogliente; mi sono sempre sentita a casa, al riparo da facili giudizi. Una volta suonavo con un chitarrista che mi faceva sempre sentire un’imbecille, secondo lui le mie canzoni erano merda e non avevo nessun diritto di scrivere. Sapete che c’è, dopo aver pianto e rimuginato per un po’ misi insieme una nuova band e scrissi io tutti quanti i pezzi. A quel punto quel tipo era invidiosissimo perché non l’avevo tirato in mezzo. Bisogna davvero smettere di adagiarsi e piangersi addosso e invece tenere botta perché devi credere in te stesso in qualsiasi situazione tu ti trovi. So che tantissime altre donne hanno un passato molto più traumatico del mio in questo ambiente, ma non potrei essere più entusiasta di vederne altrettante combattere e continuare a fare quello che sono destinate a fare. Non devi mai lasciare che l’opinione di qualcun altro possa impedirti di raggiungere i tuoi sogni.

In ultimo, come pensate che i social media influenzino il modo di creare una fanbase o la vostra immagine, se per caso ha impatto?
I Social media sono essenziali oggi, sia che tu abbia una band o no. Le nostre vite ci girano attorno ormai. Per noi ovviamente è solo una cosa positiva perché consente a un sacco di persone e a chi ci apprezza di seguirci e sapere cosa facciamo in qualsiasi momento. Rendono la vita più facile rispetto a prima.

Sempre su questo argomento, ciò che rappresenta una band di sole donne che hanno molto da dire è cruciale! Quanto conta il messaggio che volete diffondere se relazionato all’idea stessa di punk e alla necessità e possibilità di far sentire la propria voce?
Il nostro messaggio è… tutto quanto. Rappresenta la personalità di ciascuna di noi, quattro donne molto diverse ma altrettanto forti, e include tutto ciò che vogliamo dire. Tutto è essenziale. Quando avevo cinque anni vidi un concerto delle GoGos: mi feci largo tra la folla per arrivare fino alle transenne e quando ci arrivai il mio pensiero fu che nella vita non avrei voluto fare altro che quello. E così è stato.

Mi ricordo la nostra ultima intervista: eravate da poco parte della famiglia Fat Wreck Chords… e in pochi anni le Bad Cop/ Bad Cop sono diventate una delle band più amate di casa e sicuramente vi hanno sostenute molto perché emergeste. Vi sentite di dire che c’è pressione da parte loro o sapete gestire le aspettative?
Grazie per quello che dici, e decisamente sì! Adoriamo la nostra etichetta e adoriamo le persone che lavorano con noi e per noi. È per loro che sul palco vogliamo spaccare di brutto, perché loro spaccano di brutto per noi. Il meglio che possiamo fare è prendere in mano gli strumenti e dare il cento per cento sul palco! Non ci sentiamo sotto pressione ma abbiamo tutte le intenzioni di ricambiare l’impegno che ci mettono, per loro e per noi!

Parlando di NOFX, com’è andare in tour con loro? È davvero così assurdo come si legge in “Una vasca per cesso e altre storie”? E a proposito, l’avete letto? Vi è piaciuto?
Ahah, beh… Non è così delirante come ai vecchi tempi che sono raccontati in “the Hepatitis Bathtub”. Beh, non proprio… Ahah! In realtà abbiamo ascoltato l’audiolibro registrato quando eravamo in giro per un tour di due mesi. Sicuramente ci ha avvicinate a loro: dal momento che ci conosciamo da moltissimo tempo ascoltando le loro storiacce sembrava di sentirsele raccontare personalmente. Dopo aver ascoltato tutto il libro mi sono sentita molto più vicina a Smelly e mi ci è voluto un anno e passa per spiegargli cosa la sua storia rappresentasse per me. Ahah. Roba forte.

Siete davvero spessissimo in tour e non soltanto negli USA. C’è qualche paese o un tipo di pubblico in particolare che vi ha particolarmente colpite. O un posto dove vi piacerebbe suonare tutte le sere, potendo?
Vero, suoniamo quasi sempre e in ogni parte del globo. Però… non saprei dirti se c’è un posto dove mi piacerebbe suonare tutti i giorni per il resto della mia vita. Ogni luogo è diverso e ha il proprio fascino. Per esempio abbiamo appena suonato a Vienna all’Arena e devo dire che è stato piuttosto fantastico. Proprio ieri eravamo in Slovenia e anche lì è stato incredibile. Intendo dire: siamo riuscite a portare la nostra musica dall’altra parte del mondo! Anche suonare in Australia è stato figo, specialmente la prima sera a Brisbane. Lo stesso si dica per il Download Festival a Parigi. Abbiamo suonato allo stage del campeggio e c’erano tranquillamente tra le cinquecento e le settecento persone. Una vera sorpresa e anche una bomba!

Le Bad Cop/Bad Cop sono parte anche di quasi tutti i maggiori festival punk-rock, mi vengono in mente The Fest, il Punk Rock Bowling, il Pouzza, Warped, Punk Rock Holiday, Riot Fest. Qual è il vostro preferito? Che ne pensate invece della novità di quest’anno, l’itinerante PUNK IN DRUBLIC FESTIVAL?
Le varie date del Punk in Drublic sono state un vero spasso, senza contare che ci hanno veramente dato l’opportunità di suonare con band di calibro eccezionale. È una figata poter trascorrere dei weekend in giro per il mondo e passare del tempo con musicisti che conosci da una vita. Il Download UK, quello in Australia e a Parigi sono stati eccezionali. Il Riot una bomba, ho incontrato Julian Marley (il figlio di Bob Marley) e noi tutte abbiamo incontrato anche la mitica Kathleen Hanna delle Bikini Kill. Del Fest in Florida che dire, è spettacolare perché incontri di nuovo tutti i tuoi amici. I festival spaccano. Il Punk in Drublic sarà una figata anche a Milano, vogliamo esibirci al meglio e conoscere un sacco di gente nuova. E se riusciamo anche vedere la città!

Grazie mille ragazze, ci vediamo il 28 giugno a Milano!

Embed



  • Contenuti multimediali

Nessun contenuto multimediale disponibile.


  • Galleria

Nessuna immagine disponibile.