Intervista

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Her: "Grazie a internet la nostra musica ha cominciato a girare rapidamente"

Gli Her sono una band pop-soul di Rennes: formata nel 2015 da Simon Carpentier e Victor Solf. Dopo aver realizzato due EP nel 2016 e nel 2017, mentre il duo francese stava terminando la sua prima prova sulla lunga distanza, Simon è purtroppo deceduto alla giovanissima età di 27 anni, dopo una lunga battaglia contro il cancro: Victor ha dovuto trovare la forza per concludere il processo e, alla fine di marzo, è uscito, via Universal Music, il loro primo omonimo album, che vogliamo pensare possa essere una sorta di tributo verso l’amico prematuramente scomparso, nonché co-creatore di questo disco. Venerdì 10 agosto gli Her torneranno in Italia per un’unica data nella splendida cornice di Piazza Castello a Castelbuono (PA) all’interno del Ypsigrock Festival. Qui sotto potete leggere la nostra chiacchierata via e-mail con Victor:

Ciao, come stai? Benvenuto sulle pagine di Troublezine.it. Per prima cosa puoi raccontare quando e come avete iniziato a fare musica insieme? Ciao, grazie. Ci siamo incontrati durante la high school dieci anni fa e avevamo un altro gruppo che si chiamava The Popopopops.

Che cosa ci puoi dire riguardo al nome della vostra band, Her? C’è un qualche significato particolare dietro a questo nome? Quanto sono importanti le donne nella vostra musica? Abbiamo scelto questo nome solo dopo aver registrato trenta canzoni. Ci sembrava che ciò che avevano in comune fossero la femminilità e la sensualità, così è stato ovvio (chiamarci così). Ci piaceva anche il mistero e il disagio di genere dietro a questo nome.

Devo ammettere di non conoscere molto della scena indie-rock francese. Voi venite da Rennes: è stato difficile per voi emergere al di fuori della Bretagna? Veramente no. Io sono mezzo tedesco e mezzo francese e Simon ha vissuto per un periodo negli Stati Uniti. Grazie a internet la nostra musica ha cominciato a girare rapidamente, soprattutto negli Stati Uniti. E’ stato fantastico.

Due dei vostri brani sono stati utilizzati negli spot pubblicitari della Apple e di Yves Saint-Laurent: come vi è capitate questa opportunità? Come è cambiata la vostra carriera dopo che ciò è accaduto? Il primo spot della Apple è capitato per merito di un supervisore musicale di stanza a Los Angeles che lavora in uno show con Pharrell Williams su Beats 1. Pharrell è stato il primo a suonare la nostra musica in radio. Quel passaggio in radio è stato una svolta molto importante per la nostra carriera, i nostri telefoni hanno iniziato a suonare e le case discografiche si sono interessate a noi.

La scorsa estate purtroppo Simon è deceduto dopo una lunga battaglia contro il cancro all’età di appena ventisette anni: ho letto che allora il vostro album d’esordio era stato quasi completato. Che cosa ha significato per te andare avanti e realizzare il vostro primo LP? Quanto possiamo trovare di lui ascoltando il vostro album, sia musicalmente che spiritualmente? Questo album è il risultato di oltre dieci anni di amicizia e di collaborazione musicale. Lui è presente in ogni parte di esso e questo è il motivo per cui sono andato avanti. E’ un modo per mantenerlo in vita e, per me, per trovare un significato a questa assurdità.

Sono sicuro che per te sarà stato molto difficile finire il vostro album. Quanto hai faticato per arrivare in fondo? Non saprei come rispondere a questa domanda. Su una scala da 1 a 10 direi 11, ma ero anche molto concentrato e determinato.

Il vostro primo album è uscito a fine marzo: quali sono stati i principali cambiamenti rispetto ai vostri EP? Quali sono stati le influenze più importanti per questo LP? Di che cosa parlano i vostri testi? Sono tre domande in una! Questo album è la continuazione dei nostri EP e le nostre influenze rimangono le stesse: la musica soul black degli anni ’60, l’hip hop, ma anche James Blake, Franke Zappa o Solange. I nostri testi parlano di relazioni, amore, amicizia, ma soprattutto di speranza e vita.

Ci puoi raccontare come funzionava il processo collaborativo nella vostra band? Era qualcosa di collaborativo? I nostri musicisti mi accompagnano sul palco e in studio, ma gli Her non sono mai stati una band. Siamo un duo. Simon e io abbiamo sempre scritto le nostri canzoni insieme e poi andavamo in studio per registrare le canzoni live con la nostra band che poteva aggiungere nuove parti alle canzoni. Il processo ora rimane uguale.

Suonerete a Milano tra qualche giorno (l’intervista è stata realizzata via e-mail a fine aprile, ma purtroppo le risposte sono arrivate dopo il loro live al Circolo Magnolia, ndr) e poi sarete anche a Castelbuono (PA), in Sicilia nel mese di agosto (il Ypsigrock è un festival meraviglioso): è la vostra prima volta in Italia? Che cosa vi aspettate dai vostri fan italiani? Sì, è la prima volta. Non ho aspettative, ma volevo veramente venire in tour in Italia e sono molto contento che finalmente possiamo incontrare anche i nostri fan italiani.

Ho visto che presto suonerete negli Stati Uniti e in Canada. Il pubblico puo’ essere molto diverso rispetto a quello europeo: che cosa vi aspettate dai vostri concerti nord americani? Tra due settimane inizierà il nostro quarto tour negli Stati Uniti. Il pubblico è fantastico lì, probabilmente anche perché capiscono i nostri testi.

Hai qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori? JMSN è la mia ultima scoperta, ha tutto ciò che amo e sono così felice che artisti di quel genere trovino spazio nell’industria (musicale) odierna.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una delle vostre canzoni da utilizzare come colonna sonora di questa nostra intervista? Good Night perché é uno dei miei pezzi preferiti dell’album e sono molto stanco.

[Si ringrazia Alessandra Turchi di Comcerto per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista.]

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