Intervista

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Horrible Things

Intervista a cura di josie

Qualche mese dopo l'uscita del terzo disco, scambiamo due parole con Tim Reynolds, chitarrista e frontman degli Horrible Things, “una band più o meno pop punk nata nel 2010 a Champaign, in Illinois, la città dove (ha) studiato all'università”. Tim è un graphic designer professionista e suona anche nei più noti Hospital Job; Horrible Things però “è il mio progetto solista”, ci dice, visto che dagli inizi si sono avvicendate tre o quattro formazioni diverse”.

Il 2018 è un anno ricco per lui: oltre a “Pretty People” è appena uscito anche il nuovo disco degli Hospital Job “Haze Like Me”, e Tim ha già intenzione di mettersi al lavoro su un altro disco degli Horrible Things.

Chicago è una città ricca di situe “e naturalmente io posso parlare di una piccolissima porzione”, dice Tim, “una porzione che sarà sicuramente simile in tante altre città. Ci sono davvero un bel po' di posti dove si organizzano concerti punk e c'è anche una bella rete di house show. Chicago è in una posizione ideale perché si trova al centro degli Stati Uniti, quindi è una tappa obbligata per la maggior parte delle band che girano il Paese”.

“Non conosco invece tantissimo della scena punk europea, ma cerco di seguire le uscite della Monster Zero: mi è piaciuto il disco dei Neon Bone.I Not Scientists sono ottimi. Nel tour degli Hospital Job abbiamo suonato con una band italiana, i Cocks, che sono davvero fichi”.

“Pretty People” è il terzo disco di Tim come Horrible Things; è stato registrato lo scorso inverno e curato da Luke McNeill, la mente di Copyrights/ Hospital Job/ Starter Jackets, una certezza per chi segue la nostra scena. Se dovessi darne una lettura veloce, direi che così come i suoni sono diventati più taglienti, con i tempi dispari e i brani cortissimi e sincopati, anche l'atmosfera si è fatta più nebbiosa. In effetti Tim risponde che ha sempre “preferito giustapporre temi cupi e sonorità pop. La canzone ideale per me dovrebbe essere mega orecchiabile ma avere sempre una certa profondità nei testi. Mi piace pensare di aver migliorato sia il cantato sia il suonato col tempo, ma tutto sommato il mio approccio è rimasto invariato”.

Come nei dischi precedenti, anche in “Pretty People” ci sono dei pezzi molto accattivanti, eppure ho l'impressione che la band non abbia mai puntato a essere banalmente “pop” punk. Tim è d'accordo e risponde: “mi sembra che la maggior parte delle canzoni, specialmente le canzoni punk, siano davvero troppo lunghe. Forse sono io che non riesco a prestare attenzione troppo a lungo. A ogni modo, credo che la mia proposta di arte si esprima con l'idea che 'di meno è di più'. Di base è così che affronto anche la musica, intendo scrivere pezzi che rimangano impressi ma che non impegnino troppo”.

I pezzi in “Everybody Else”, il disco precedente, erano separati da alcuni intermezzi che gli Horrible Things proponevano anche durante i live. “Era un periodo in cui guardavo la sit-com Cheers a ripetizione. Concludere una canzone con un'altra canzone (tratta dalla serie) sembrava un'idea originale. Anche per 'Pretty People' avevo pensato di inserire degli intermezzi, ma una volta ultimato il disco i brani sembravano avere autonomia e senso anche senza, poi non avevo grandi idee. Vorrei avere una risposta migliore!”. Quanto a “Everybody Else”, spiega, “ho anche rielaborato un ritornello degli Insane Clown Posse: decontestualizzato, sembra quasi avere un contenuto esistenziale. Spero che loro non lo scoprano mai...”

Tim è un graphic designer, e nel suo essere immediata la copertina di “Pretty People” gioca di certo ad effetto; mi chiedo se e come si possa collegare ai testi delle canzoni. “Ci è voluto un po' prima che mi venisse in mente un concept. In ogni caso continuava a tornarmi in mente quell'effetto luce accesa/luce spenta tipico dei cartoni animati. Penso che l'idea rappresenti queste 'persone carine' come volti che non riesci a vedere perché la bellezza è aperta all'interpretazione del singolo. La maggior parte dei testi riguarda aneddoti sulle mie relazioni e su come mi vedo. E poi gli occhietti disegnati sono fichissimi. Per quanto riguarda le altre uscite, avevo avuto io l'idea e altri artisti l'avevano sviluppata; questa volta non avevo il tempo o le risorse per commissionarne ad altri la realizzazione”.

A Tim va il merito di avermi fatto scoprire i White Reaper. Per chi ha voglia di consigli, mi dice che ultimamente sta “ascoltando parecchio il nuovo disco dei Dark Thoughts, una band di Philadelphia. I Brokedowns e i Canadian Rifles vengono da Chicago e zone limitrofe e hanno pubblicato due dischi favolosi quest'anno. Poi ho curato l'artwork dell'album degli Starter Jackets”, ottimo side-project di Luke McNeill, “e anche quello è fantastico. Ah, ci è voluto un po' ma il nuovo degli Odd Robot “Amnesiatic” mi piace davvero un sacco”.

Un certo personaggio, dico a Tim, ha dichiarato che i Ramones sono una specie di religione in Italia; abbiamo invece la sensazione che negli Stati Uniti il culto 1-2-3-4 sia rimasto un po' nel passato. “Difficile dire” dove stia andando il punk-rock negli Stati Uniti, “qui ci sono davvero un sacco di band e di scene diverse. Noto sì un ritorno generale verso un suono piuttosto minimale, soprattutto nel rock underground (produzioni lo-fi, meno smania di apparire sui social media). La sensazione è senz'altro più vera, autentica, forse la gente si è anche stufata di sentire dischi iper prodotti”.

Manca poco a uno degli appuntamenti fissi della scena punk USA, il Fest di Gainesville, Florida, dove ho visto suonare gli Horrible Things l'anno scorso. Chiedo quindi a Tim se ci siano progetti di altri tour per il futuro. “Il Fest è una figata, a mani basse uno dei migliori festival punk negli Stati Uniti. È una figata trovarsi in un posto pieno di gente con la tua stessa attitudine per qualche giorno”. Oltre a una manciata di date con gli Hospital Job in questi giorni, Tim dice che nei programmi ci sono un paio di tour nel 2019 e potrebbe darsi che si proprio gli Hospital Job tornino in Europa “la prossima primavera, ma per ora nulla sul fronte Horrible Things. Mai dire mai!”

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