Live Report

Immagine del live report.
Dälek @ Benicio Live Gigs, Giavera del Montello, TV

Che meraviglia.

Che meraviglia.

Che meraviglia.

Mi ritrovo a scrivere a qualche giorno di distanza del live dei Dälek al Benicio di venerdi 12 maggio e sono ancora perfettamente vivide le immagini nella mia mente, vivide le sensazioni che ho provato dal primo all'ultimo momento di un concerto che difficilmente avrei immaginato così interessante.

Per una serie di ragioni, prima fra le quali il fatto che l'hip hop non è certamente il mio genere, quello con cui ho più affinità, e mi ero quasi "rassegnato" ad un'esibizione di un rapper che rappa con uno o due dj alle spalle a mettere le basi.

Soffro terribilmente situazioni di questo tipo. Non ci trovo poesia.

Vero è che conoscevo piuttosto bene i Dälek, lo loro discografia, il loro approccio affatto classico ad un genere più "tradizionalista" di altri. Poi però il disco è il disco, dal vivo di solito le cose cambiano.

Invece sono bastati cinque secondi cinque per rapirmi. Mike Manteca sulla sinistra, Dj Erk sulla destra, hanno iniziato a ad inondare le orecchie del non molto numeroso pubblico presente (mai come sta volta gli assenti hanno avuto torto) con un intro ipnotico a volumi pazzeschi, che ha accompagnato sul palco MC dälek, frontman e anima pulsante della band, berretto in testa e maglietta nera XXL, che senza grandi preamboli ha dato il là alle danze.

Assolutamente magnetica la sua presenza, occhi chiusi, sbuffa, quasi a caricarsi, prima di impugnare il microfono e a sciorinare chilometri di parole che trovano perfetti appigli nelle basi sempre diverse eppure inconfondibili, quasi avessero il marchio di fabbrica del terzetto del New Jersey. Beat in continua incessante evoluzione, a volte marziali, altre più serrate, all'interno dello stesso brano si passa senza sforzo da sonorità vicine ai Nine Inch Nails ad altre più acide in stile Animal Collective, il tutto condito da scractch, pause, ripartenze, genio e creatività. Da panico l'esecuzione di Masked Laughter (Nothing's Left), tratta dal recente "Asphalt for Eden", ma tutto il live mantiene un incredibile livello di tensione e qualità che il pubblico segue con attenzione e quasi in religioso silenzio.

Il punto più vincente è senza dubbio la qualità musicale del set (considerando che anche la voce di MC dälek, col suo flow così circolare e insistente, finisce per essere uno strumento aggiunto) e la chiara sensazione che sul palco stiano davvero facendo musica, la stiano creando, la stiano personalizzando, suonino insomma, non si tratta di una mera meccanica asettica riproduzione di basi.

Ripeto, qualora non fosse ancora chiaro, che meraviglia.


Qui la splendida doppia gallery fotografica ad opera di Michele Poloniato e Giacomo Girotto.


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