Live Report

Immagine del live report.
06.11.2017 Metz + Protomartyr @ Bi-Nuu, Berlino (Germania)

Quella di oggi sembra poter essere un’eccellente serata: la nostra velocissima trasferta in terra di Germania prevede infatti un eccellente doppio concerto che vede protagonisti gli statunitensi Protomartyr e i canadesi Metz.
Entrambe le band, che hanno da poco realizzato un nuovo LP, non passano dall’Italia e allora decidiamo di raggiungere la capitale tedesca per testare i loro live-show al Bi-Nuu, grazioso club situato all’interno della stazione della metropolitana di Schlesisches Tor nel notissimo quartiere di Kreuzberg.
La sala della venue berlinese si riempie pian piano e, quando, una decina di minuti dopo le venti, i Protomartyr salgono sul palco, risulterà praticamente piena (la conferma del sold-out arriverà solo un’oretta più tardi, poco prima dell’inizio del concerto dei Metz).
La band post-punk di Detroit, che avevamo visto nell’aprile dello scorso anno al Covo Club di Bologna, ha pubblicato il suo quarto LP (e il suo primo per la Domino Recording Company), “Relatives In Descent”, all’inizio di settembre: è proprio un brano estratto dal nuovo disco, My Children, ad aprire questa lunga serata. Dal buio del palco è l’elettrizzante basso di Scott Davidson a distinguersi immediatamente, insieme al duro drumming di Alex Leonard: il frontman Joe Casey, parecchio più anziano dei suoi compagni, invece, recita la parte del protagonista e grida nel microfono, dando subito al pubblico tedesco quella dose di esaltazione che tanto stava cercando. Nella successiva Ain’t So Simple, la voce del cantante, ben accompagnata dai puntuali riff della chitarra di Greg Ahee, riesce a creare un minimo senso di melodia e di colore; Up The Tower, una delle nostre preferite del nuovo disco, sprigiona quella cattiveria che ci fa saltare, mentre la velocità impazzisce durante il suo ritornello. La tensione che si crea con A Private Understanding, la opening-track della loro recente fatica, sembra macinare rabbia e disperazione, prima che l’adrenalinica chitarra di Ahee lo mandi totalmente in esplosione, mentre l’assassina Don’t Go To Anacita arriva dritta in faccia con tutta la sua aggressività. Un live, quello dei Protomartyr, severo, buio, arrabbiato, che sa colpire con grande intensità e ci lascia comunque molto soddisfatti anche per le ottime qualità tecniche dei musicisti statunitensi.
Sono da poco passate le nove e mezza, quando i Metz, che avevamo visto poco più di due anni fa in un tiratissimo concerto sold-out al Freakout Club di Bologna, salgono sullo stage: anche qui l’atmosfera è subito cupa e buia, ma saranno i tre ragazzi provenienti dall’Ontario a scaldarla e a incendiarla nuovamente, dopo il già pesante colpo inferto dai Protomartyr.
Il trio noise-rock canadese, ha pubblicato, via Sub Pop Records, il suo terzo LP, “Strange Peace”, a fine settembre: alle produzione, per questo disco, Alex Edkins e compagni hanno trovato nientemeno che Steve Albini, che ha probabilmente aggiunto ulteriore rabbia e intensità al loro sound, già molto pesante di suo.
Get Off, uno dei singoli estratti dal loro omonimo primo LP, è assolutamente asfissiante e duro e non ci lascia alcun spazio per respirare con una sessione ritmica distruttiva e un ritmo elevatissimo. L’adrenalina non manca nemmeno in Spit You Out, dove i vocals di Alex sono buttati fuori con una notevole violenza, ma la maggiore cattiveria la troviamo nella nuova Mr. Plague, corta, ma estremamente aggressiva, proprio come Albini ha insegnato loro.
Tutta l’energia possibile esplode nell’ora di set del gruppo canadese, provocando continui crowd-surfing e facendo saltare in aria la folla berlinese, in particolari con i pezzi estratti dal nuovo lavoro: la soddisfazione del pubblico è tale che i Metz, alla conclusione del concerto, sono costretti a tornare per un encore che, per loro stessa ammissione, di solito non concedono mai.
Noi usciamo dal locale della capitale tedesca ancora distrutti dai ritmi elevatissimi dei due set che ci siamo appena gustati e ci incamminiamo verso l’aeroporto: tra poche ore bisogna già tornare in Italia.

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