Live Report

Immagine del live report.
01.12.2017 Julia Holter @ Visionario, Udine

Mi chiedo spesso dove vada ricercata la grandezza di un'artista. O di un gruppo, è indifferente.
Nell'originalità? Nella capacità tecnica? Nella ricerca di nuove vie, nuovi suoni, nuovi orizzonti?
Credo che la risposta sia "Nessuna delle precedenti. O tutte le precedenti".
Delle decine di musicisti che amo non vi è alcuna costante. Forse una, non mi lasciano indifferenti. Ma ciascuno di loro si distingue ai miei occhi, alle mie orecchie, per una peculiarità, ora l'originalità, ora l'atmosfera, ora il timbro di voce, ora la violenza estrema, ora i ritmi dilatati.
A tal proposito Julia Holter mi ha messo in grossa crisi.
Lo scorso 1 dicembre la cantautrice e compositrice originaria della California ha fatto tappa ad Udine, ospite dello splendido Cinema Visionario, per la prima di tre date su suolo italico sulla scia della recente pubblicazione di "In the same room" via Domino Documents.
Sono di poco passate le 21.15 quando la nostra, vestita con un elegante abito nero e accompagnata dal multistrumentista Tashi Wada, sale sul palco del Visionario e prende posto al piano, sulla sinistra del palco, mentre Wada, dalla parte opposta, si posiziona di fronte ad un sintetizzatore e tastiera.
Sullo sfondo vengono proiettate per tutta la durata del concerto delle animazioni tra l'allucinato ed il surreale della "National Film Board of Canada" che in certi momenti aumentano esponenzialmente lo straniamento al quale si è sottoposti.
Perchè un concerto di Julia Holter è davvero un'esperienza totalizzante e stimolante. Non vi sono molte componenti in gioco, numericamente parlando: una voce, un piano, dei timidi synth a creare un minimo di tappeto sonoro o ad aggiungere sfumature alle creazioni musicali della Holter.
Julia Holter ha dalla sua, e forse è proprio questo il suo più grande pregio, una conoscenza musicale decisamente vasta e tale condizione le consente di utilizzare diversi linguaggi in diversi registri, e saltellare da uno all'altro con disinvoltura e naturalezza, senza mai risultare nemmeno lontanamente pretenziosa o tronfia.
Ad inizio concerto chiarisce subito che il set avrebbe contenuto molte nuove canzoni, fatto piuttosto strano se pensiamo ad un tour a supporto di un disco, seppur live. Eppure un tale avviso ha in qualche modo permesso a me, e credo anche al restante numeroso pubblico presente, di concentrarsi sul totale, sull'insieme, senza riferimenti precisi, senza troppi termini di paragone.
Durante l'ora e dieci circa di esibizione è stato un continuum di meraviglia e stupore, di incredulità e gioia. Una padronanza del piano che lascia incantati, con una ricerca spasmodica delle note più basse e grevi, a lasciar divagare sulle tonalità alte la mano destra in duetti mirabili con la voce. La voce... un timbro che evoca spesso sua maestà Tori Amos, o in altri frangenti fa scorgere rimandi della Regina Spektor di Soviet Kitsch, mentre le corde percosse dai martelletti del "granpiano" riempiono la sala di sonorità quasi barocche, o quando, in un crescendo di tensione e ritmo, la voce a ricercare e ripetere continuamente la lettera A, modulandola e lavorandola in maniera ossessiva e ipnotica, quasi ci trovassimo di fronte all'erede di Meredith Monk.
C'è spazio anche per un omaggio all'Italia con una sentita versione di "Chiamami Adesso" di Paolo Conte, affrontata non senza qualche iniziale paura "I can't do this...". Sulle note della conclusiva, sublime "Sea Calls Me Home" (niente bis, un pò a sorpresa, nonostante il pubblico lo chiedesse... peccato) cala il sipario su un'esibizione oltre le (mie) attese, per intensità, varietà, originalità e per aver goduto dell'arte di una musicista capace di spaziare in lungo e in largo senza alcuna difficoltà mantenendo però sempre una chiara identità artistica.
E onore al Visionario per averci offerto quest'occasione.


Qui alcuni scatti della serata.

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