Live Report

Immagine del live report.
05.02.2018 Iron & Wine @ Alcatraz, Milano

(Live-report a cura di Raffaele Concollato)

Sam Bean, titolare degli Iron & Wine, torna a Milano dopo ben dieci anni e sette mesi dall'ultima discesa in Italia. L'occasione è quella da non perdere visto anche l'ottimo album uscito quest'estate, “Epic Beast”.
La serata è introdotta dagli esordienti newyorkesi Half Waif, che propongono un elettropop ancora acerbo nonostante le notevoli doti vocali della simpatica cantante Nandi Rose Plunkett.
L'organizzazione segnala che il locale, l'Alcatraz (palco sul lato lungo), è sold out da pochi minuti, un altro segnale di quanto l'attesa intorno al gruppo fosse tanta dopo lo spostamento di qualche mese fa dal più piccolo Santeria Social Club.
Quando gli Iron & Wine salgono sul palco si nota subito che qualcosa negli anni è inevitabilmente cambiato. Sam è accompagnato da quattro musicisti, due dei quali hanno collaborato alla realizzazione dell'ultimo lavoro: il violoncellista Teddy Rankin-Parker e il veterano Sebastian Steinberg (basso/chitarra), mentre come batterista/rumorista c'è Elizabeth Goodfellow ed Eliza Jones al piano/organo. L'assenza della slide è una novità, che per forza di cose porterà molti brani ad essere riarrangiati anche in modo totale.
L'inizio, come da qualche data, è affidato a The Trapeze Swinger, leggermente rallentata rispetto all'originale, ma sempre calda e questo sarà un po' tutta la sensazione che si proverà per tutto il concerto. I brani sono scelti in modo da coprire il corposo songbook del gruppo, tirando fuori tra le altre la dimenticata Monkeys Uptown in veste totalmente acustica o God Made The Automobile, ricca di spunti vocali e leggerezza. I nuovi brani non risentono minimamente il colpo dell'impatto live e si amalgamano con i "fratelli maggiori" senza problemi: Last Night, la complessa Thomas Country Law o la movimentata About A Bruise sono i più riusciti.
Nonostante l'atmosfera pacata e ovattata, grazie anche alla bella e semplice scenografia fatta di nuvole di cotone, il cantante riserba qualche frecciata ai noiosi paesi europei finora toccati dal tour e scambia qualche battuta con il pubblico "a lot of new friends!", mentre accorda la chitarra.
House By The Sea e Boy With A Coin (una rarità in questo tour) sono i pezzi ripescati e stravolti da quel “The Shepard’s Dog” che anni fa li fece uscire dalla nicchia, comunque sempre convincenti e accolti con un sonoro boato. Sam riesce ad andare ancora più indietro con Lion's Mane e Love And Some Verses in solo, scarne come sono nate. Il pubblico è silenzioso e rispettoso del mood che si è creato, cosa che Sam apprezza sorpreso, regalando la setlist più lunga del tour, chiudendo con la meravigliosa cover di Fade Into You dei Mazzy Star e lasciando tutti con il cuore pieno di calore come, appunto, il ferro e il vino evocano.


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