Live Report

Immagine del live report.
07.05.2018 - Buñuel @ Circolo Ohibò, Milano

Sono queste le serate più belle all’Ohibò. Quelle che arrivi, ma non hanno ancora aperto, quindi vai a sbronzarti, poi ti dimentichi dove devi andare, e quando te lo ricordi sei già sbronzo e ti ritrovi Pierpaolo Capovilla nel cortile, sbronzo uguale a te. E va tutto bene, perché tu pensi che in fondo manca ancora un’oretta e mezza all’inizio del concerto, e quindi uno ha tutto il tempo di riprendersi e vedersi un concerto in santa pace, senza la stanza che si capovolge. Che poi, mamma mia… è lunedì sera, come cavolo ci si fa ridurre così il lunedì sera? Sarà una settimana molto dura. In quell’ora e mezza in cui devi farti passare la sbronza che ti sei preso prima di entrare, te ne fai venire un’altra e non ti accorgi neanche che il locale pullula di personalità eccelse quali Roberto Dell’Era, quell’altro degli Afterhours che sei talmente fuori che manco ti ricordi come si chiama (però dovresti, almeno per fare bella figura con i tuoi amici e fare quella che sa tutto), poi c’è anche Enrico Molteni, però lui c’è sempre, quindi non vale. L’Ohibò si riempie di calore, sudore e violenza. Un’ora tirata e cruenta. Il locale che davvero si capovolge. Eugene S. Robinson, l’outsider, che perde la sua umanità, che si sgretola a poco a poco sul palco, lanciando sguardi minacciosi e vitrei, e urla disumane. Una delle realtà più interessanti che abbiamo in Italia, formata da musicisti capaci che danno prova sul palco un’intensità rara che nutre ed esplode nell’underground italiano. Vedere Capovilla non come frontman, constatare che c’è qualcuno più pazzo di lui a guidare un altro teatro degli orrori di noise e loop bassocentrici che ipnotizzano e ronzano nelle orecchie. Ritmiche serratissime, atmosfere horror e sudori condivisi. Xabier Iriondo che non sembra mai esser stato così a suo agio, e poi là dietro quella macchina da guerra che è Franz Valente. Un’ora, e poi basta. Un locale in silenzio, dove non c’è spazio per cellulari e storie su instagram, siamo da un’altra parte, in altro contesto, in altro mondo. Li avevo già visti al Bloom, un anno fa, forse di più. Ma stavolta c'era un'energia, come se un tour li avesse portati a una convivenza ed esperienza demoniaca continua che, sul palco, conquista con una violenza a cui non eravamo più abituati. Finisce tutto e di nuovo le chiacchiere al biliardo, e amari serviti i bei bicchieri che sbadatamente sto per portarmi a casa.

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