Live Report

Immagine del live report.
04.06.2018 Arctic Monkeys @ Mediolanum Forum, Milano

Arriva a Milano il tour degli Arctic Monkeys al seguito della pubblicazione del loro ultimo “Tranquility Base Hotel & Casino”, in un concerto ovviamente stra-sold out come oramai capita di consueto per la band di Sheffield.

Le attenzioni circa la resa live dei brani tratti dall’ultimo discusso lavoro, che ha segnato un allontanamento deciso dalle sonorità che avevano fatto la fortuna di “AM” e dei suoi predecessori, sono alte ma a dipanare i dubbi sulla bontà del disco (che ad onore del vero lo fa già da solo crescendo ascolto dopo ascolto) ci pensa subito la band piazzando in apertura il singolo Four Out of Five a cui segue Brianstorm. Apparentemente lontani i due brani risultano invece coerenti e uniformi, segno che l’allontamento “in studio” è soprattutto l’evidenza di una crescita della band che oggi può fregiarsi giustamente dei grandi titoli che le vengono attribuiti.

A chi ha avuto modo di vedere nel corso degli anni gli Arctic Monkeys farà un po’ impressione questo Alex Turner a centro scena, tra ammiccamenti e movenze, quasi che anche nel live sia deciso ad appropriarsi di quel ruolo di centro quasi unico della band come emerso appunto nell’ultimo disco. Il ragazzino timido è sparito ma anche il frontman che nel tour di AM restava leggermente in disparte per far “parlare” i brani.

L’inizio dello show è un colpo dietro l’altro a voler stordire il pubblico: Cryin Lightning, Do I Wanna Know, Why’d you only call me when your high una dopo l’altra dimostrano come oggi come oggi poche band “giovani” al mondo possono vantare un catalogo così importante da cui attingere. I ritmi rallentano con 505, la nuova One Point Perspective e Cornerstone per poi salire da Arabella in poi con il tuffo nel passato che culmina con la doppia Don’t Sit Down Cause I Move Your Chair - straordinaria - e l’immancabile I Bet You Look God On The Dancefloor.

Turner oscilla tra chitarra, microfono e pianoforte pescando tra brani vecchi e nuovi, portando la sua band ad un livello nuovo, segno di una maturità artistica che ogni volta si pensa possa essere raggiunta per poi spostare di colpo l’asticella ancora più su.

Un’ora e mezza di grandissimo rock, tra chitarre veloci, melodie e rock americano per poi arrivare all’ultima versione più studiata: dodici anni di carriera che spaziano in almeno 40 di rock, per un concerto che ancora una volta dimostra come gli Arctic Monkeys siano forse gli unici degni eredi della grande tradizione del rock britannico.

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