Recensione - Cabbage - Young Dumb And Full Of...

  • Tracklist :
    01 - Uber Capitalist Death Trade
    02 - Fickle
    03 - Tell Me Lies About Manchester
    04 - Free Steven Avery (Wrong America)
    05 - Necroflat In The Palace
    06 - Indispensable Pencil
    07 - Grim Up North Korea
    08 - Dissonance
    09 - Terrorist Synthesizer
    10 - The Road To Wigan Pier
    11 - These Boots Are Made For Walkin’
    12 - Because You’re Worth It
  • Punteggio :
    Non assegnato.
  • Artista :
    Cabbage
  • Stato/Regione :
    Regno Unito
  • Data di pubblicazione :
    21 Aprile 2017
  • Prodotto da :
    Skeleton Key Records
  • Social dell'artista :
  • Social dell'etichetta :
    Icona MySpace

(Recensione a cura di Arturo Ciotti)

A Londra, città natale del punk, ricorre il quarantesimo anniversario dalla nascita, un evento che occuperà l’intera durata dell’anno. Una festa unica per un genere unico, nel frattempo a Manchester (città nota per tutt’altro genere) troviamo i Cabbage che debuttano con “Young, Dumb And Full Of…”, 55 minuti di punk suddivisi in 12 track.
La band comincia a farsi strada già dal 2015 con quello che venne chiamato neo-post-punk (?), in una formazione classica: voce, chitarra ,basso e batteria. Da lì ben presto inizierà la loro scalata partendo in tour a supporto dei Blossoms e Declan McKenna fino ad arrivare alla pubblicazione del loro debut album. Il punk fa si da protagonista, ma avviso i malinconici dei Sex Pistols che le cose in 40 anni sono ben cambiate. La verve che muove il tutto tenendo unito l’album è sicuramente la stessa, ma fare punk nel 2017 significa farlo dopo l’ascesa e la fine dei Nirvana, dopo gli errori del pop-punk e dopo che il noise ha segnato i ’90. Insomma fare punk come una volta è impossibile.
Uber Capitalist Death Trade: ve lo ricordate Ty Segall? Beh le chitarre sono quelle , accompagnate da un basso poderoso a scandire il tempo e una batteria che rende il tutto più hard , il tutto a sostegno di una voce alla Johnny Rotten. Giusto ispirarsi ai grandi idoli ed emblemi del punk, ma forse i Cabbage esagerano: The Road To Wigan Pier, potrebbe benissimo essere un vecchio pezzo dei Clash.
In Fickle la band si immerge completamente negli anni 90 trascinando l’ascoltatore in uno sporco garage nei grigi sobborghi di Manchester. Riff di chitarre tendenti allo psichedelico che poggiano su una batteria semplice e costante a tenere i fili del pezzo. Non poteva mancare, essendo il 2017 il suo anno, il pezzo contro Trump e allora eccolo: Free Steven Avery (Wrong America), che canta death to Donald Trump; forse è meglio non commentare e aggiungerlo all’ormai sfilza di canzoni che Donald è riuscito a farsi “dedicare”.
Proseguendo l’ascolto i Cabbage risultano sempre un po’ più scontati, i pezzi si susseguono uno dopo l’altro senza far drizzare troppo le orecchie, un ormai classico indie rock all’inglese che affonda le sue radici un po’ qua e un po’ là, arrangiamenti che spaziano tra il punk anni ’80 e il rock british degli anni ‘00 firmato Libertines. Grim Up North Korea è un altro di quei pezzi un po’ troppo imbevuti nel rock ormai andato, cosi suonerebbero i Doors oggi per intenderci. Tutto questo non deve suonare però come una critica alla band, ma più che altro come un limite che impedisce alla band di passare da ottimo gruppo a fenomeno di masse. Nulla da recriminare al disco, ma a volte ho l’impressione che in una realtà musicale come quella attuale, dove la produzione musicale continua ad aumentare esponenzialmente, sia ben difficile districarsi in moltitudini di uscite che, seppur belle, non apportano nulla di nuovo.
I Cabbage sono una band che, se fosse venuta fuori anche solo 20 anni fa, sarebbe stata sicuramente più acclamata, ma ora come ora sono solo uno dei moltissimi ascolti sporadici su Spotify ; le basi comunque ci sono e come ad ogni debut album discreto ci auguriamo che la band cresca e trovi il suo spazio e la sua realtà nel caos del panorama attuale.

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