Recensione - Micah P. Hinson - Micah P. Hinson Presents The Holy Strangers

  • Tracklist :
    01 - The Temptation
    02 - The Great Void
    03 - Lover's Lane
    04 - The Years Tire On
    05 - Oh Spaceman
    06 - The Holy Strangers
    07 - Micah Book One
    08 - The War
    09 - The Darling
    10 - The Awakening
    11 - The Last Song
    12 - The Memorial Day Massacre
    13 - The Lady From Abilene
    14 - Come By Here
  • Punteggio :
  • Artista :
    Micah P. Hinson
  • Stato/Regione :
    Stati Uniti
  • Data di pubblicazione :
    12 Ottobre 2017
  • Prodotto da :
    Full Time Hobby
  • Social dell'artista :
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  • Social dell'etichetta :
    Icona MySpace

A due anni di distanza dal precedente lavoro, “Broken Arrows”, pubblicato dalla nostra Bronson Recordings, Micah P. Hinson è tornato all’inizio di settembre con questo nuovo LP, che lo stesso musicista texano ha definito come “folk opera moderna”.
Scritto e registrato a Denison, Texas in analogico, questo lungo album, della durata di quasi un’ora, contiene quattordici canzoni che raccontano la storia di una famiglia e dei suoi problemi durante un tragico e terribile periodo di guerra.
Come succederà in più di un’occasione in “Micah P. Hinson Presents The Holy Strangers”, il disco si apre con un brano totalmente strumentale, The Temptation, che serve per settare l’umore e dare all’ascoltatore un’anteprima di ciò che lo aspetta nei minuti successivi.
Subito dopo, in The Great Void, che cresce piano piano, entra finalmente la voce di Micah, che accompagnata dalla chitarra, si muove lentamente, creando un clima decisamente intimo e regalando le prime emozioni di questa lunga, ma toccante ora in sua compagnia.
Lover’s Lane ci racconta l’incontro di due giovani innamorati, mentre Micah Book One è estremamente diversa rispetto a tutto il resto del disco: il lunghissimo brano (quasi sette minuti e mezzo), è uno spoken-word – sopra a una strumentazione ricca, ma mai invadente – che parla di temi religiosi, in quello che potrebbe essere definito come un sermone domenicale. Una soluzione alquanto inaspettata e piuttosto sorprendente da parte del musicista statunitense, ma decisamente interessante.
The Last Song non nasconde la sua vena drammatica, introducendo la strumentale e forse ancora più triste The Memorial Day Massacre. Il disco si chiude con un altro brano molto lungo, Come By Here, in cui la voce soffusa e lenta di Hinson sembra quasi voler recitare una preghiera.
“Presents The Holy Strangers” è un lavoro che non ha nulla di commerciale e non è facile da digerire, ma, ascolto dopo ascolto, si riesce a comprendere meglio la sua sensazione di intimità, che lo rende davvero unico e speciale.

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