Recensione - Iron Chic - You Can't Stay Here

  • Tracklist :
    01 - A Headache with Pictures
    02 - My Best Friend (Is a Nihilist)
    03 - You Can't Stay Safe
    04 - Let's. Get. Dangerous.
    05 - Thunderbolts!
    06 - Planes Chest Pains and Automobiles
    07 - Golgotha
    08 - Profane Geometry
    09 - Invisible Ink
    10 - Ruinous Calamity
    11 - To Shreds You Say?
  • Punteggio :
  • Artista :
    Iron Chic
  • Stato/Regione :
    Stati Uniti
  • Data di pubblicazione :
    11 Gennaio 2018
  • Prodotto da :
    Side One Dummy Records
  • Social dell'artista :
  • Social dell'etichetta :

Recensione a cura di josie

Sono passati quasi dieci anni da quando, nel dicembre del 2008, gli Iron Chic fecero parlare per la prima volta di sè. Nati dalle ceneri dei Latterman, come i RVIVR, hanno una storia più o meno parallela alla formazione di Mattie Canino ed Erica Freas, stabilendosi però come la band più introspettiva e viscerale delle due. Nel giro di pochi anni, sono diventati uno dei gruppi essenziali per chi ascolta punk-rock, probabilmente la band più rappresentativa del cosiddetto orgcore, e ci sono arrivati attraverso una parabola sinora sempre ascendente.
Con “You Can't Stay Here”, pubblicato nell'ottobre 2017 dalla Side One Dummy, gli Iron Chic consolidano la propria posizione costruendo un album dalle medesime caratteristiche a cui siamo stati abituati: chitarre organiche, ritmi precisi e solenni, la voce intensa di Jason Lubrano. La band di New York continua ad affrontare il tema dei demoni che ci inseguono, con quello che la vita ci dà e quello di cui ci priva – non ultima la scomparsa del chitarrista della band, Rob McAllister. In questo senso, il primo singolo tratto in anteprima dal disco, My Best Friend (Is a Nihilist), è un brano in pieno stile Iron Chic, come anche Thunderbolts! e le tirate a lucido Planes, Chest Pains and Automobiles e Invisible Ink. Talvolta cambiano i tempi con Let's. Get. Dangerous e You Can't Stay Safe, ma tutto sommato, malgrado si senta tutto quello che ci ha fatto innamorare degli Iron Chic (spiragli di ottimismo compresi), il disco non eccelle per diversità. Corrisponde alle aspettative e... non corrisponde alle aspettative. Difficile individuare tracce che spiccano, si potrebbero occupare pagine per elogiarne le idee singolarmente. Forse il disco recupera nel lato B con Golgotha, Profane Geometry e To Shreds, You Say? precisamente perché si ritorna un po' alle origini, con visceralità (le prime due) e velocità (la seconda).
Il fervore degli Iron Chic insomma non sembra essersi affievolito ma a “You Can't Stay Here” manca qualcosa rispetto ai dischi precedenti, che personalmente ritengo dei classici del genere. Dire che è troppo pulito e comodo sarebbe troppo severo. Non ci si annoia certo ad ascoltarlo, ma a tratti ci si rivede (ormai) una formula ben riuscita, e spesso la formula toglie spazio a quel senso di autenticità che sa colpire in fondo. Che questo sia il disco della consacrazione o un compito eseguito bene, gli Iron Chic non sono una meteora e questo sembra chiaro: staremo a vedere se ci sarà un'evoluzione del loro sound in grado di superare i magnifici risultati raggiunti fino a oggi.

Embed



  • Contenuti multimediali

Nessun contenuto multimediale disponibile.


  • Galleria

Nessuna immagine disponibile.