Recensione - Hookworms - Microshift

  • Tracklist :
    01 - Negative Space
    02 - Static Resistance
    03 - Ullswater
    04 - The Soft Season
    05 - Opener
    06 - Each Time We Pass
    07 - Boxing Day
    08 - Reunion
    09 - Shortcomings
  • Punteggio :
    Non assegnato.
  • Artista :
    Hookworms
  • Stato/Regione :
    Regno Unito
  • Data di pubblicazione :
    08 Febbraio 2018
  • Prodotto da :
    Domino Recording Company
  • Social dell'artista :
  • Social dell'etichetta :

(Recensione a cura di Stefano Bartolotta)

Ci sono voluti oltre tre anni agli Hookworms per tornare a pubblicare un album, e non è stato un periodo facile per il quintetto. Nel 2015, infatti, lo studio di proprietà del leader della band MJ (si fanno tutti chiamare solo con le iniziali), è andato distrutto in seguito all’esondazione del fiume Aire a Leeds. L’evento ha fondamentalmente bloccato tutti i lavori del gruppo per oltre un anno. Per MJ, infatti, la priorità era diventata la produzione artistica di album altrui, ed essendo molto apprezzato anche in questo campo, ha potuto dedicarsi anima e corpo all’attività che poteva farlo rientrare dal danno economico subito. Fortunatamente, anche grazie all’aiuto di un crowdfunding e anche da parte di volontari che hanno lavorato alla ricostruzione, lo studio è tornato in funzione e gli Hookworms hanno potuto riprendere i lavori e terminarli con ciò che ora possiamo ascoltare come loro terzo album.
Rispetto ai due album precedenti, il cambiamento stilistico è netto e riconoscibile, ma è anche facile ricondurre queste nuove canzoni alla stessa band che aveva realizzato “Pearl Mystic” e “The Hum”. Sono, infatti, entrati prepotentemente i synth, che ovviamente eliminano la componente garage dallo stile del gruppo e conferiscono un ruolo più importante a quella space. Il tocco psichedelico è ancora presente, ma risulta meno marcato, con un suono generale più pulito, arioso e diretto. La band non ha perso la voglia di far interagire la melodia vocale con giri strumentali ipnotici, e di utilizzare un’ulteriore linea di tastiera per rendere ancora più omogeneo il tutto, in modo che spicchino dinamismo e forza propulsiva, con la sezione ritmica determinante in quest’ultimo aspetto. Un altro elemento in comune con il passato è la varietà nel declinare questo concetto di base, sia appunto per il diverso modo di usare strumenti e voce e farli interagire tra loro, che per la struttura compositiva delle canzoni e il modo in cui si sviluppano. Per quest’ultimo aspetto, basti pensare che il brano più corto dura poco più di due minuti e il più lungo oltre sei in più, con in mezzo le durate più disparate.
L’iniziale Negative Space sembra un punto di incontro tra i Primal Scream più rock e il cosiddetto filone punk-funk che aveva avuto il proprio momento di gloria nella prima metà del decennio scorso, soprattutto con Rapture e !!!; Ullswater è un ordinato flusso di coscienza che spinge su una marcata componente kraut; Each Time We Pass ammorbidisce i toni ed è caratterizzata da un’atmosfera sognante e rilassata; Boxing Day spara raffiche di sax distorto di impostazione free jazz. Si potrebbe continuare nella descrizione dei singoli episodi, ma è chiaro che gli Hookworms sono sempre di più una band dalle idee di ampio respiro e che ama lanciarsi continuamente nell’esplorazione di nuovi territori stilistici e sonori per esprimere la propria peculiare natura. “Microshift”, non abbiamo paura di dirlo, è, a oggi, il miglior disco pubblicato nel corso di questo inizio 2018, e promette di essere un ascolto di cui gli appassionati non si libereranno tanto facilmente. Ora, la ciliegina sulla torta sarebbe un loro live da headliner in Italia, evento di cui non abbiamo ancora avuto modo di godere. Ce lo meriteremmo noi e se lo meriterebbero loro, visto che significherebbe il raggiungimento di una maggior popolarità rispetto a ora.

Embed



  • Contenuti multimediali

  • Galleria

Nessuna immagine disponibile.