Recensione - Rik & The Pigs - A Child's Gator

  • Tracklist :
    01 - Steve B Goode
    02 - (Baby I'm) Electric
    03 - America
    04 - Dear Ricky
    05 - Donny Says
    06 - Rat's Behind
    07 - Keyhole
    08 - Don't Tell On Me
  • Punteggio :
    Non assegnato.
  • Artista :
    Rik & The Pigs
  • Stato/Regione :
    Stati Uniti
  • Data di pubblicazione :
    08 Luglio 2018
  • Prodotto da :
    Total Punk Records
  • Social dell'artista :
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  • Social dell'etichetta :
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(A cura di Daniele Cardarelli)

Dischetto assolutamente da recuperare questo ‘A Child’s Gator’ dei redivivi Rik & The Pigs, uscito a inizio anno per la Total Punk, ma che torna ora utilissimo per scacciare l’afa da ombrellone a suon di riff luccicanti.


Questo manipolo di slacker guidati da Erik ‘Rik’ Meyer, provengono da Olympia, stato di Washington, a un tiro di schioppo da quella Seattle che sembra non sortire nessun tipo di effetto, musicalmente parlando, nelle teste dei cinque; tanto che in barba ai gloriosi fasti musicali grunge, la band guarda alla costa opposta degli Stati Uniti, viaggiando a ritroso nel tempo per insudiciarsi anima e corpo nel glam-punk-rock di matrice New York Dolls, tenendo però ben chiusi nell’armadio trucchi, zatteroni e paillettes.


Uno spartito già letto per carità, ma davvero si fa fatica a non lasciarsi travolgere dal baccano privo di autocontrollo alzato da Rik & soci. Ok che la chitarra di Steve B Goode e (Baby I’m) Electric cela più di un’ammirazione per il mai abbastanza compianto Johnny Thunders, ma questi loser col pedigree non badano ai dettagli dei corsi e ricorsi storici, ma piuttosto viaggiano a mille all’ora al credo di “We make noise for all the girls and boys” urlato fino allo sfinimento in Donny Says.


Non c’è ortodossia da rispettare, eppure Rik e i suoi simpatici porci imprimono all’album alcuni dei dogmi imprescindibili del credo punk, assemblando un disco oltraggioso, delirante e terribilmente sexy. D’altronde come non pendere dalle labbra del sig. Rik, che posto dinnanzi al più grosso ed inquietante dei temi esistenziali della vita dell’essere umano, ovvero come trascorrere il Capodanno, svela il suo semplice rituale: passare la notte tappato in casa a mandare giù mescalina e strimpellare la chitarra. Insomma, (Glam) Punk never dies!

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