Recensione - Lucy Dacus - Historian

  • Tracklist :
    01 - Night Shift
    02 - Addictions
    03 - The Shell
    04 - Nonbeliever
    05 - Yours And Mine
    06 - Body To Flame
    07 - Timefighter
    08 - Next Of Kin
    09 - Pillar Of Truth
    10 - Historians
  • Punteggio :
  • Artista :
    Lucy Dacus
  • Stato/Regione :
    Stati Uniti
  • Data di pubblicazione :
    04 Agosto 2018
  • Prodotto da :
    Matador Records
  • Social dell'artista :
  • Social dell'etichetta :
    Icona MySpace

Ormai conosciamo la Matador Records da parecchi anni e sappiamo bene come l’etichetta di NYC fondata da Chris Lombardi abbia sempre avuto l’occhio lungo per i giovani musicisti talentuosi e Lucy Dacus fa sicuramente parte di questa categoria: dopo aver realizzato un ottimo esordio, “No Burden” (2016), alla giovanissima età di venti anni, la ragazza della Virginia ha pubblicato a marzo il suo sophomore, “Historian”, che l’ha portata ad allargare ulteriormente la sua tavolozza sonora.

Nonostante, dopo i buoni riscontri ottenuti dal suo debutto, Lucy avesse parecchia pressione su di se, non si è lasciata influenzare troppo da ciò: senza paura di passare da un genere all’altro, la Dacus, infatti, in “Historian” è capace, grazie alla sua intensa voce, di descrivere forti emozioni e sentimenti, come angoscia, morte e fede con un grande senso poetico e tanta onestà.

Dall’indie-rock al garage-rock, passando per dream-pop e folk, senza mai risultare fuori luogo o perdere quel senso di magia, in questi quasi cinquanta minuti Lucy Dacus ci trasporta nel suo mondo attraverso dieci splendide canzoni.

Registrato in una settimana a Nashville, Tennessee insieme al produttore Collin Pastore e al chitarrista Jacob Blizard, entrambi suoi amici dai tempi della high school, il disco è stato poi mixato da John Congleton, uno che non ha certo bisogno di grosse presentazioni, avendo già lavorato con gente del calibro di Anna Calvi, Swans, Okkervil River e The Thermals, solo per citarne un piccolissimo numero.

Nella lunghissima opening-track, nonché principale singolo dell’album, Night Shift, la Dacus parla di una relazione terminata, partendo in maniera tranquilla e regalando una buona sensazione melodica, prima che il pezzo si trasformi in un rumoroso rock con potenti chitarre fuzzy.

Forse la migliore canzone dell’album, e anche in questo caso molto lunga (oltre sette minuti), è Pillar Of Truth, in cui la giovane musicista della Virginia parla della morte della nonna: dopo un inizio solenne e tranquillo, il brano cresce con l’ottima aggiunta di percussioni e fiati, che lo impreziosiscono ulteriormente.

Your And Mine racconta delle proteste del 2015 a Baltimora contro la brutalità e il razzismo della polizia: dopo un inizio lento, il brano diventa esaltante grazie a un ottimo assolo di chitarra, mentre la Dacus ripete con amarezza “This ain’t my home anymore”.

Timefighters, invece, con la sua atmosfera cupa, vede la voce di Lucy appoggiarsi su chitarre blues, mentre canta “I’m just as good as anybody, I’m just as bad as anybody”.

La Dacus non ha paura di esporre e descrivere i propri sentimenti, mentre, a livello strumentale, presenta una buona varietà di generi: “Historian” è un lavoro maturo, intenso, emozionante e incredibilmente sincero e siamo più che sicuri che lo ritroveremo in molte Top 10 alla fine dell’anno.

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